lunedì 30 agosto 2010

Alta quota

Come stambecchi saltellanti o pesanti marmotte affaticate, durante le gite montanare le supermamme si inerpicano su sentieri anticipate nei loro passi da cuccioli trotterellanti per cui la fatica non sembra esistere.
Salgono prima in macchina e già lasciano alle spalle un po’ di civiltà; fermano l’auto ad un punto e iniziano a proseguire a piedi, con bastoncini in mano e sulle spalle zaino, provviste, indumenti da aggiungere a strati, acqua e cioccolata per i momenti di calo zuccheri.
L’aria è sempre più fresca e frizzante; l’auto, ultimo barlume di modernità, sempre più lontana. I pensieri di una supermamma civilizzata e abituata alla città si affollano di imprevisti possibili, ferite e dissenterie improvvise, ma le gambe continuano ad avanzare su quelle praterie a duemila metri come da secoli e millenni le gambe delle supermamme dell’umanità. Pensano ai pericoli nascosti lassù per la propria prole, ma i bambini corrono sempre più avanti inseguendo marmotte fischianti, cercando fossili, squarciando il silenzio di lassù con le loro risate e grida gioiose; dimentichi di ogni possibile evento negativo, godono il tempo presente.
I pensieri piano piano si diradano; e le gambe continuano a marciare fino a che tutto quel cielo e quelle cime così vicine e quegli specchi d’acqua gelata e quell’aria così pura e quell’assenza di tutto le avvolge e le fa sentire in pace.
Pensano ad Heidi, a quanto le rassicurava con il suo ottimismo, quando la guardavano in tv da bambine, a quanto ancora piaccia ai propri figli, a quanto sarebbe bello poter conservare quello spirito pulito.
Pensano che quel mondo così lontano dalle cose di ogni giorno è molto vicino a Dio.
Lentamente quello che sembrava lontano e difficile da affrontare sembra di casa: quel tappeto verde giallo sotto i piedi, quelle rocce sbucanti qua e là, possibili tane di marmotte, quel nevaio poco distante (sembra), quell’abbeveratoio per mucche, tutto ora non è più alieno, neppure il freddo pungente ad agosto.
Così al rifugio si sentono più forti e serene e sorseggiano un tè caldo, e capiscono quel desiderio infantile degli apostoli di costruire tre tende e restare là per sempre…

lunedì 23 agosto 2010

Sopravvivenza (istinto di)

Perdere il marito in due e due quattro, all’inizio dell’estate, con una figlia da mantenere all’università.
Avere paura del risultato di un esame all’inizio dell’estate, proprio quando ci si voleva rilassare.
Lasciare andare dopo mesi di sofferenza il proprio anziano genitore, e cercare di continuare l’estate, riappropriandosi della vita in cerca di serenità.
Dover correre in soccorso alla propria sorella più vecchia in ospedale per un attacco, dall’altra parte dell’Italia.
Non riuscire a progettare la vacanza, nemmeno una settimana perché il proprio caro è da accudire, anche solo con il pensiero, visto che è lì inerte, con un fiore in un vaso.
Perdere improvvisamente il proprio fragile fratello, proprio nell’ultima settimana di vacanza al mare.
Tutte le supermamme conoscono la vita, la pensano, hanno anche vissuto momenti di dolore, di attesa di tempo fermato.
Per cui non sarà egoismo, né superficialità, né insensibilità, quel loro assaporarsi ogni momento in cui l’estate potrà offrire loro gioia, comunità, famiglia, serenità.
Lo vivono appieno, se riescono, e lo custodiscono in cantina per i momenti di carestia.

lunedì 9 agosto 2010

Tipe da spiaggia

Sotto il sole, nelle pose più disparate, il villeggiante distratto potrebbe scorgere corpi di donna diversi e uguali intenti al relax, alla tintarella, alla lettura, alla vita di mare.
L’occhio attento e osservatore invece, dietro quell’apparente futilità scorge diverse tipologie di donna e di supermamma.
Da quella più anziana, appollaiata sul suo sgabello, con bermuda e maglietta da nonna sprint, in vacanza con figlia e nipoti. Indossa grossi occhiali da sole e si protegge gli occhi preoccupata che vento o sabbia rovinino la recente operazione di cataratta. Eppure sorride con apertura di cuore e denti al piccolo nipote che, con la ciambella multicolor addosso, le mostra le prodezze tra le onde.
Un’altra invece, ben più giovane, con natiche perfette incorniciate in un succinto bikini, sembrerebbe non avere niente a che fare con cure e pensieri da supermamma. Eppure accanto a sé gioca un cucciolo protetto da crema, bandana, nutrito a banana, più sana di patatine o gelati confezionati; e i ritmi e i pensieri sono quelli della famiglia, che ha bisogno di riunirsi, di ri-trovarsi attorno ad un ombrellone colorato ondeggiante pericolosamente alle raffiche di vento.
Un’altra ancora, di quelle con età indefinita che sembrano un po’ anziane sin da giovani, un po’ appesantita nei suoi costumi maxi taglia e resa meno sexy da bandana allacciata dietro, chiacchiera in cerca di svago con la vicina di ombrellone. Ha voglia di pensare ad altro, di vedere l’azzurro verde del mare davanti a sé, sentire il calore incandescente della sabbia intiepidirsi sotto ai suoi piedi con il passare delle ore. Eppure davanti a lei si trastullano i suoi figlioli, “salamoni” neo adolescenti un po’ in difficoltà. Tontolotti, con qualche difetto fisico a cui star dietro, sono il pensiero costante, ancor più oggi che non sono più bambini e la differenza si vede.

venerdì 6 agosto 2010

Nonne e supermamme lontane

Certe donne di una volta vivono una vita intensa e piena: diventano supermamme giovanissime, sostengono diverse gravidanze, organizzano, cuciono, tagliano, inventano, cucinano con maestria, badano a figli, casa, giardino, gente che gira per casa, marito d’altri tempi, lavano, stirano, raccontano, affrontano i diversi tsunami della loro esistenza con forza e coraggio vacillando appena…
Anche la vecchiaia che avanza non le scompone, o le muta lentamente e la loro forza le aiuta. Fino a che un giorno qualcosa si inceppa.
La memoria le tradisce o, peggio, la loro mente galoppa lucida mentre occhi o orecchie o mani o gambe diventano nemici, ostacoli, e non riescono più a fare ed essere quello che prima facevano o erano.
I figli e i nipoti, indaffarati, intrappolati nei ritmi della società civile, difficilmente riescono da soli ad essere d’aiuto a quelle supermamme nonnine che si stanno trasformando.
Così intervengono eserciti di supermamme in carovane dall’est disseminate nei paesi d’Europa, che sognano un futuro roseo per i loro figli, vogliono che studino, che trovino un lavoro, che abbiano una vita dignitosa, che possano mangiare ogni giorno. E perciò queste donne accudiscono vecchie supermamme che prima non conoscevano, giorni e notti, con dedizione, la stessa che non possono riservare ai loro cuccioli, lontani per mesi o anni, che cambiano quotidianamente senza che loro li possano osservare, di cui conoscono la storia dai racconti di altri, di cui conservano foto risalenti a tre anni prima, che vorrebbero abbracciare, sentire, parlare, vedere, toccare. Ormai sono abituate a quella assurda lontananza, sono supermamme strane che sacrificano la loro vita e la loro essenza di madri per i propri figli, per aiutare i figli (grandicelli) di altre supermamme.
Si rendono conto che il tempo più bello però non torna indietro e lo dicono con consapevolezza, dignità, rammarico, forza, coraggio, mandando giù un boccone di lacrime nascoste dietro un saggio sorriso.

mercoledì 4 agosto 2010

Coraggio e paura

Come fanno le supermamme ad essere diventate grandi, a non sentire nel bosco i rumori della notte, a non temere di avere come unica luce quella flebile della luna tra gli scuri rami, a non immaginare gufi, cinghiali, volpi, pronti ad uscire delle fronde con lunghe ombre e a riversarsi improvvisamente sulla pista ciclabile?
Come fanno a continuare a pedalare incitando al canto e alla tranquillità i loro cuccioli impauriti o terrorizzati rassicurandoli che tra breve si sarà arrivati a casa?
Il mistero di questo coraggio è racchiuso in atavici respiri che tengono lontano l’animo bambino pronto a lasciarsi trasportare da fantasie di orrori notturni e imbracciano la strada degli adulti pronti ad affrontare tutto.
Ma sarà poi vero?