sabato 23 ottobre 2010

Abissi

Capita a volte che i figli comincino a fare domande che dimostrano lo scricchiolare di certe teorie, come quella della formichina/topolino che porta via dentini e riporta soldini; o come quella di sante o babbi o vecchiette che nottetempo ci ricolmano di regali. Le supermamme non vorrebbero mai che arrivasse quel momento che mette la parola fine ad un’era iniziata anni prima e che le riporta inevitabilmente a loro stesse.
Capita poi che una sera uno di quei figli perda l’ennesimo dente, non dentino, ma premolare, canino, magari un po’ maciullato e sporco, e che si interroghi su come sia possibile che una formica sia interessata a quella schifezza e soprattutto come faccia a trasportarla…
Le supermamme a malincuore decidono che è arrivato il momento di entrare nella fase due, quella della maggior consapevolezza, quella in cui ai sogni si unisce la dura realtà, quella in cui i loro cuccioli non saranno più presi in giro dai compagni perché credono a quelle cose. E allora si siedono amorevolmente sul bordo del letto e accarezzando la fronte al loro esserino decidono di svelare quel segreto che, pensano, non farà altro che avvalorare tutti quei dubbi che negli ultimi tempi venivano posti sull’argomento.
E invece no.
Invece si sbagliavano, non c’era nessun dubbio, o perlomeno era sempre ricacciato in un “voler credere” più forte di ogni evidenza.
Di fronte a quelle parole “siamo noi” le supermamme si sentono sprofondare perché vedono dinanzi a loro degli occhi luminosi spegnersi, perdersi, i pensieri volare lontano in una serie di connessioni e di due più due che toglie ogni respiro e ogni dubbio. Le supermamme sprofondano insieme alle loro creature nell’abisso dell’età adulta in cui anche se si vuole c’è meno spazio per quella fantasia, quel mondo, quella magia che non si vorrebbe far finire mai; si maledicono per aver rotto l’incantesimo; faticano ad addormentarsi; sanno in fondo che era il momento giusto (o no?).

lunedì 18 ottobre 2010

Metamorfosi

Undici anni prima, bucando il guscio, una testina umida con due occhioni aperti-immensi-curiosi-svegli-pronti a indagare il mondo, aveva fatto partire il processo di trasformazione da donna a mamma e supermamma.
Il resto viene da sè, senza tante parole.

lunedì 11 ottobre 2010

Stanchezza

A volte le supermamme sono stanche e si domandano il perché. Si chiedono cosa debbano fare per ritrovare un po’ di se stesse. Certo hanno interrato le piante officinali in terrazza, andranno a provare la lezione di pilates, si sono ripromesse di perfezionare il loro inglese, tedesco, francese, hanno in mente quella conferenza con la giallista che tanto amano… Cercano, insomma, di ritagliarsi quel famoso tempo per sé che tutti, da quando sono mamme, dicono loro essere un toccasana.
Eppure si sentono stanche, nonostante la pappa reale bio.
E sanno anche perché. Perché in fondo la loro mente non si ferma mai, le loro mani non si fermano mai, anche quando sono ferme. Domani saranno al lavoro dalla mattina alla sera e oggi devono pensare alla signora che verrà a stirare (e non pare ma anche riporre la biancheria stirata la sera stanche può essere un lavoro!), al pranzo e alla cena da improntare perché mariti e figli possano nutrirsi, ad essere decenti e presentabili per il giorno dopo (ma che vestito mettersi in questa stagione di passaggio? Bisogna anche fare il cambio armadi!), aiutare nei compiti i propri figli e rispolverare dalla propria mente come si squadra un foglio e come si disegnano linee inclinate a 60°.
Certo, si sentono vive, ringraziano la vita per tutto quel che hanno, ma certi giorni si sentono stanche ugualmente. E sanno che certe donne percorrono chilometri per procurare qualche goccia d’acqua alla loro famiglia, ma leggono anche le dichiarazioni di certe ex veline ora altolocate che si dichiarano molto casalinghe, semplici e normali, capaci di essere pantofolaie nella loro villa a Portofino.
E si sentono stanche ancor di più.

martedì 5 ottobre 2010

Mumwatching

Uno dei punti di osservazione ideali per studiare mamme e supermamme è il portone delle scuole primarie, nell’attesa che i bambini escano.
Diversamente dalla scuola dell’infanzia, in cui i genitori entrano a orari variabili per prelevare i loro frugoli, o dagli altri ordini di scuola, in cui l’attesa e i convenevoli sono ridotti al minimo o inesistenti, la scuola primaria offre questa opportunità.
Non sempre tale mumwatching si rivela attività interessante o piacevole, perché molte sono le specie di donne ivi raccolte. Sicuramente però sarà molto istruttiva.
Nascoste dietro occhiali da sole più o meno evidenti le supermamme si osservano a vicenda, forse si studiano, talvolta si ignorano.
C’è il gruppetto delle abituee, quelle che dispongono di maggior tempo, che arrivano quasi mezzora prima dell’orario e si appartano all’ombra di un albero a parlare-discutere-chiacchierare. Questo genere in particolare sa sempre tutto, assenze di compagni e maestre, festine organizzate o meno, compiti per la settimana, vacanze e ponti, scioperi, catechismo, e spesso prosegue questo web di informazioni nel pomeriggio, intessendo tele via sms.
Altre invece sono alberi isolati che fissano un punto lontano, non si sa se per pensare o per non essere importunate… si rianimeranno solo al clic del cancello e all’apparire laggiù di testoline colorate e vocianti.
Altre ancora parlano lingue strane, incomprensibili, indossano a volte veli, altre volte i piedi e le mani sono decorati con strani disegni. Eppure anche se non si conosce quella lingua pare di capire quello di cui stanno parlando: ”si sta ambientando… hanno chiesto altro materiale… oggi ho messo sul fuoco il pranzo e sono scappata qua… chissà se a ginnastica ha sudato…”.
Altre ancora sono perfette nei loro look all’ultima moda e suscitano sempre un po’ di invidia; ma come faranno ad avere sempre tutto così in ordine dai capelli alle unghie, dalle scarpe alla borsa? E sono l’esatto contrario del prototipo in tuta, perennemente in tuta, forse con forme non proprio longilinee, mocassini, calzettoni e capelli con foggia che non ricorda l’ultima moda.
C’è poi il tipo chiacchierone che ha bisogno di quei minuti di popolarità per liberare al vento la propria quotidianità, come per togliere tossine dal proprio essere. In genere tali soggette sono circondate da un gruppetto di fedeli, molto taciturne e annuenti.
C’è infine un altro genere, quello delle supermamme in corsa, che si fiondano direttamente dal lavoro, hanno parcheggiato nell’ultimo buco, con abilità impensata, corrono all’ultimo respiro e si meravigliano di dover anche aspettare quei trenta secondi. Secondi che impiegheranno rispondendo a sms arretrati, ottimo schermo per non dover interagire con quella multiforme umanità, in un secondo di pausa prima di riprendere la corsa.

lunedì 4 ottobre 2010

Simboli

Le supermamme inguaribili romantiche simboliche streghe neocontemporanee, pur nella loro razionalità e nel loro tenere tutto sotto controllo, attribuiscono agli oggetti inanimati, alle foto, a tutto, un significato recondito.
Per loro non è solo quella cosa lì che sta davanti a tutti; per loro è portatrice di ricordi, immagini, odori suoni, flashback. Come in una proustiana ricerca del tempo perduto.
Così il pigiama consumato a fiorellini con l’elastico ormai andato è associato sempre al primo abbraccio con quel frugoletto minuscolo che già le guardava con occhini spalancati, gli stessi di oggi.
Quel disco di Concato le riporta alla loro gravidanza, alla sottile nausea, all’odore di primavera, alla paura mista alla voglia di nuovo.
L’era glaciale tre le riporta a tanta malinconia, stanche sul divano, riappropriandosi della propria vita, della propria famiglia, in una lunga convalescenza.
Il cassetto della cucina da riordinare si congiunge a quella voglia di fare e riordinare mentre i cuccioli neonati dormono, in quel desiderio di essere vive e attive che supera la stanchezza.
Gioie dolori pensieri e spensieratezza si mescolano alle cose e ritornano improvvisi quando vogliono. E’ anche questa la vita delle supermamme.