venerdì 31 dicembre 2010

verbi da fine anno

Aspettare sognare rimpiangere accogliere temere brindare baciare sperare preparare sfornare pensare incrociare le dita accarezzare festeggiare voltarsi guardare avanti addormentarsi... e tutto quello che ogni vita delle supermamme racchiude.
Buon nuovo anno a tutti!

domenica 19 dicembre 2010

Perle preziose

Nella vita di ciascuno e quindi assolutamente anche in quella delle supermamme c’è una profonda esigenza di sentirsi in armonia. Ungaretti nella sua sinteticità esprimeva al meglio questo concetto quando scriveva “il mio supplizio è quando non mi credo in armonia”… Ebbene a volte accade che le supermamme vivano dei momenti, a volte degli istanti, in cui si sentano in pace con se stesse e con il mondo, vorrebbero far durare quel momento, sentono la pienezza e la vita attorno a sé, si sentono avvolte da qualcosa che è grande e le comprende assieme a ciò che è attorno a loro.
Spesso nel vivere questa sensazione c’è di mezzo la natura, difficilmente la frenesia della vita di città, la televisione, le corse, gli stimoli e i bisogni veri e falsi della civiltà le fanno sentire altrettanto in armonia.
Così vorrebbero conservare nel mucchio quelle perle preziose, e poterle tirare fuori nei giorni in cui la natura e il loro animo sono solo nebbia, uggia, foschia e buio.
…Il sole che alle 8 in punto si tuffa nel mare di Gallipoli; affacciarsi da una chiesetta medioevale su un’ampia vallata e vedere Merano, sentire il freddo e sentire il sole e desiderare di fermarsi lì per sempre; un bagno al crepuscolo lontano dalla riva, in un mare profondo, blu intenso, trasparente che le culla, magari togliendosi il costume per assaporare quell’essenza di libertà; una passeggiata l’ultimo dell’anno nel bosco innevato sotto i fiocchi che ancora cadono sentendo solo il rumore di quel silenzio; tornare dal lavoro ascoltando un’inusuale musica spagnola del Cinquecento avvolte da un paesaggio di luna, incantato, in cui tutto è un bianco pizzo ghiacciato…

giovedì 16 dicembre 2010

Tette da fotografare

Lungi dal pensare a racconti o indicazioni tendenti al pornografico la trattazione si proporrà invece di affrontare l’eroismo e il coraggio senza pari che interessano le supermamme in particolari momenti della loro esistenza. Uno di questi, a ben vedere, è senz’altro il parto, o ancor meglio il post-partum. Tralasciando in questo momento la trattazione riguardante il baby blue (modo gentile di indicare lo stato di assoluta prostrazione e disperazione in cui talune mamme si trovano arrivate a casa con il pargoletto che pur piccolo sta stravolgendo le loro esistenze) ci si soffermerà brevemente sullo stato di cambiamento fisico. Già gli ultimi mesi di gravidanza le avevano rese simili a cetacei con difficoltà di movimento e piedi a zampogna( e che invidia quelle che dicono di essere andate in bicicletta fino al giorno prima di partorire!); già l’abbigliamento ripetitivo, ampio e infagottato le aveva fatte sentire poco attraenti…; ma ora che la pancia non c’è più ed è rimasta quell’appendice molliccia e ingombrante, i punti tirano siano essi sull’addome o più sotto, loro girano ovunque con ciambelle per potersi sedere e le ore di sonno non assomigliano neppure lontanamente a quelle di qualsiasi adulto medio, ora appunto avvengono altri cambiamenti.
E le mammelle sono al primo posto in questa metamorfosi. In gravidanza se le erano godute piene e floride come non mai e sembrava quasi un miracolo, ma ora… prima di passare alla fase tre del dopo allattamento in cui la forza di gravità e lo svuotamento interno emergono con tutto il loro impeto, ora si assiste all’ingrossarsi, ingorgarsi, riscaldarsi della parte in questione. Peso, ingombro, febbre, latte che non viene o viene troppo, zampillii notturni, dolore forte interno, esterno, ragadi con sangue, montata lattea, tutto ciò rende davvero dolce e romantico il momento dell’allattamento. Tanto che una supermamma fermatasi a fare metano e informatasi dall’amico benzinaio su come procede con la piccolina di neanche venti giorni si sente rispondere: “Le tette non le ho mai viste così, devo fotografarle: enormi, rosse e lucide. Mi sa che poche in queste condizioni e con febbre a 40 continuerebbero ad allattare…”
Ma stiamo parlando di supermamme, baby!

martedì 14 dicembre 2010

Tipologie e giornate tipo

Pur nelle caratteristiche di base molto comuni, esistono diverse tipologie di supermamme. L’analisi di una categoria particolare, quella delle supermamme insegnanti, in una loro giornata aiuterà a comprendere lo stato di… prostrazione? soddisfazione?...depressione? esaltazione?...in cui tutte le supermamme, indipendentemente dal loro mestiere, possono trovarsi.
Già durante la notte un figlio può svegliarsi con tosse persistente e le supermamme in questione spalmano timo sul petto o sotto i piedi, danno sciroppo omeopatico e fanno soffiare il naso super tappato da cui comincia ad uscire anche sangue abbondante. Se le supermamme in questione faticano a sopportare la vista del sangue per un vissuto tutto personale (va molto di moda dire così…) i 3/4 della famiglia saranno alzati insieme all’una di notte.
Ma il mattino si apre con un’alba fredda e rosata e lascia prevedere bene. Peccato che la mattinata a scuola, raggiunta dopo 30 km di auto su strada ghiacciata, mattinata che doveva essere di 5 ore di lezione preparate accuratamente la domenica pomeriggio, si trasformi quasi interamente in mattinata di prove con i flauti di una decina di classi assieme (canzoni natalizie che le supermamme si canteranno sicuramente per tutta la notte). Senza contare che la prima ora era stata dedicata all’incursione a sorpresa di due genitori rappresentanti di classe venuti a sanare un’annosa questione proprio quella mattina! Dopo una mattinata pesante e un po’ deludente per le aspettative tradite, verso le due le supermamme arrivano a casa e vengono accolte anziché dai soliti abbracci, da figli imbronciati per problemi con le amiche. Figli che in più ci mettono dall’ora all’ora e mezza per mangiare un piatto di pasta e che costringono le supermamme ad essere materne (lo si è state tutta la mattina, vuoi non esserlo con le proprie creature?) per evitare scontri alla vigilia delle tre del pomeriggio. Riposo del guerriero ora? Niente affatto, c’è il primo colloquio scuola famiglia alle medie, le supermamme insegnanti sono dall’altra parte del banco ad ascoltare progressi e regressi. Dopo file, colloqui, propositi mentali di seguire di più il proprio cucciolo alle prime armi laddove serva, le supermamme si concedono a casa un tè scaldante con aggiunta di zenzero fresco anche per contrastare l’incipiente raffreddore. E’ l’ora della spesa. Ma prima c’è tempo di un capriccio della cucciola minore certamente ingelosita dalle attenzioni rivolte non a lei. E allora via a far la spesa assieme, visto che il frigo è vuoto, e c’è bisogno di ricostituire un po’ di intimità. Passando a far metano, pensando a quando arriverà lo stipendio, chiacchierando assieme, mamme e figli fanno la spesa. E quando tornano non è finita la giornata, come pensavano. Il marito, cha già aveva una riunione, deve accompagnare la mamma al pronto soccorso (se non c’è emergenza che giornata è?) e allora preparando la cena, interrogano in inglese: can I go? Can I open? e poi ancora in inglese ma dell’altra figlia: Christmas Time; e poi in geometria (non si ha idea di cosa voglia dire fare 5 ore a scuola e poi dover continuare ad occuparsi della scuola dei propri figli!). E poi di corsa, mentre la minestra bolle, a preparare una lezioncina per domani (anche le supermamme insegnanti devono fare i loro compiti!).
Se poi le supermame qui esaminate sono così pazze da voler tenere un blog che nessuno legge e non vogliono farsi scappare le idee, eccole dopocena, dopobagno, dopo preghiere, dopoultimecoccole, dopoultimobicchiered’acqua e prima di schiattare, buttare giù un post!

venerdì 10 dicembre 2010

Miracolo signora G e signora F

Le nuove condizioni economiche delle supermamme lavoratrici fanno sì che sia sempre più difficile far quadrare i conti. Da un lato infatti il lavoro le assorbe dal mattino a sera (checché ne dicano in molti), e il lavoro poi raddoppia nella cura dei figli, della casa, del cibo…; dall’altro non solo il tempo non basta mai, ma neppure i soldi. Allora pensano: cosa poter tagliare di non indispensabile per poter tirare un po’ il fiato? (a dire il vero prima si erano chieste come poter aumentare le entrate, ma non essendo giunte ad alcuna risposta convincente, che non sfiorasse l’inverosimile, erano passati alla domanda successiva). E dopo molto mumble mumble arrivano alla conclusione che l’apparecchio non si può eliminare, la ginnastica neppure, il cibo biologico di base neppure (che senso ha proseguire per 10 anni e poi mollare?) e allora si può tagliare la “colf”. O meglio: si possono eliminare le 4 ore settimanali di pulizia della casa e le 4 ore bimensili di stiro della biancheria… Semplice no? Le supermamme sono soddisfatte del loro ritrovato e lo comunicano al resto della famiglia e alle amiche, che non sembrano altrettanto entusiasti. Sì, è vero, si recupererebbero un po’ di liquidi, ma pensate alle conseguenze… Così le supermamme ci pensano e immaginano, non tanto il superlavoro aggiuntivo nel fare tutto da sé, ma soprattutto l’assenza di quella splendida sensazione di entrare in casa e non vedere “gatti” di polvere in giro, nè quel dito di opaco che permeava tutto, di avere il piano della cucina lindo e strofinato, di avere le tapparelle leggermente tirate giù come in un hotel con la stanza a disposizione; oppure di vedere quella montagna inenarrabile di panni stropicciati miracolosamente trasformata in pile ordinate e profumate in giro per la casa. Pensano e immaginano a quel miracolo che avviene a giorni fissi, il miracolo signora G e signora F, e non sanno se sono realmente disposte a rinunciarvi.

martedì 7 dicembre 2010

Domande, ricordi, vergogne e dubbi

Certe domande dei propri figli risvegliano ricordi e interrogativi.
“Ma per quanto ci lasciavi in terrazza?” può esordire una sera tranquilla uno dei pargoli e alle supermamme si apre un mondo. Si rammentano di cose che erano davvero nel dimenticatoio, di quando l’ultima spiaggia per ottenere qualcosa era mettere in terrazza (per qualche secondo) le proprie creature, con qualsiasi condizione atmosferica, “insensibili” di fronte alla disperazione vera o simulata di aquile indispettite e indisponenti. O di quando l’età dei capricci imperversava e bave, pianti, rotolamenti sul pavimento le faceva sentire impotenti e correvano a leggere Mastromarino, Asha Philips, Bollea e nonostante tutto si sentivano sbagliate, cattive e perse. O si rifugiavano nell’angolo più lontano della casa per non sentirle quelle urla e si tappavano le orecchie e rosicchiavano le unghie e si chiedevano cosa fosse più giusto. A volte esageravano, se ne accorgono ora, altre volte no. Esageravano, e se ne vergognano, quando pretendevano coerenza da bambinette di due tre anni, le consideravano grandi, capaci di prevedere le conseguenze delle loro azioni. Esageravano quando proibivano loro di uscire a prendere il gelato se prima non avevano finito il formaggino o quando pretendevano scuse formali che nel loro cuore non servivano già più. Non esageravano nel sentirsi stanche, sole, provate da notti insonni, stravolgimenti di vite, desiderose di essere “brave” non sapendo che forse lo erano già.
Guardando indietro ad un tempo così lontano e così vicino sembra loro passata un’eternità e le supermamme si vedono goffe procedere a tentativi più o meno riusciti. Ora le loro creature sembrano serene e affatto traumatizzate da quei secondi in terrazza a urlare, ma qualcosa le turba, il pensiero di quali errori staranno commettendo adesso, ignare, e di quel che le farà sorridere o inorridire voltandosi indietro ad ora.