sabato 31 dicembre 2011

Auguri

Capita che, distrattamente, guardando dallo specchietto retrovisore, le supermamme si accorgano che ci sono delle strisce di colore, là dietro. Anche se fino a ieri c'era la pioggia, anche se la notte prima la nebbia non faceva vedere il cielo, nè altro.
Si accorgono del rosa, dell'arancio, delle striature e, in fondo, dei profili innevati e stagliati, che fino a ieri non c'erano.
E ripensano alle parole della loro saggia Amica che le consigliava di vedere il bello che c'è nel mondo e sulla terra; di non fermarsi a considerare solo quello che ci vogliono far considerare e che spesso ci colpisce negativamente; di pensare all'amore di tutte le mamme del mondo, unito, che se pure non si vede, c'è, esiste, ed è tanto contrapposto a tutto il male e il brutto che ci mostrano in tanti; di tendere perciò il proprio cuore, ed il proprio essere, alla Speranza.
Ed è proprio questo che le supermamme, come moderne aùguri, guardando quei colori dallo specchietto, si aspettano dal nuovo anno.

martedì 20 dicembre 2011

GGG

GGG, ovvero Gestione di Grumi e Grovigli.
In certi periodi del giorno, dell'anno o della vita le supermamme si trovano a dover gestire dentro e fuori di loro dei grovigli o dei grumi che apparentemente, o realmente, sono difficili da dipanare e da sciogliere.
Grovigli di pensieri, siano essi preoccupazioni, corripsondenze di amorosi sensi o liste interminabili di cose da fare, disfare, sistemare, organizzare.
Grovigli di oggetti, carte da regalo, enormi sacchetti in cui segretamente celare i doni che magicamente compariranno sotto l'albero la mattina di Natale.
Grovigli di strade, quando devono percorrere più volte lo stesso percorso, per andare a lavorare, per la spesa, per prendere il cucciolo chicchessia a destra e a manca (pare che poi crescendo questi ragazzi diventino sempre più esigenti e non possano affatto rinunciare a questo o quell'appuntamento con il conseguente aumento esponenziale delle corse da tassista delle suddette).
Grovigli di sogni e speranze, viaggi pensati o desiderati, mari azzurri o cime luminose, che fluttuano nei pensieri cacciati lontani o nelle ore notturne del dormiveglia.
Grumi di angoscia o stanchezza o malinconia o magari solo di tensione che si fermano a mezza via tra gola e stomaco, come il famoso ovo sodo dell'omonimo film e che si vorrebbero sciogliere in una risata, in un pianto o in una corsa mattutina (le volitive che ce la fanno!).
Grumi di besciamella, polpette, impasti, quando vogliono preparare qualcosa di speciale, di più adatto, di buono, e si ritrovano alle otto passate con le mani impiastricciate e qualcuno alla porta che ha dimenticato le chiavi.
Grumi di cose dette, non dette, dette male, dette a metà, che le supermamme desidererebbero stemperare con un po' di latte magico, capace di appianare tutto, di rendere liscio e omogeneo ogni giorno, consumato in tranquillità e dolcezza.
In questa difficile GGG che sembra una missione impossibile, accade che talvolta ci sia qualcosa di inaspettato, un abbraccio a fine giornata tra guance paffute, una "girandola di baci" che nessuno prevedeva, delle risate spontanee gorgoglianti dal cuore dalla cameretta dei ragazzi.
E allora le supermamme si accorgono che non servono, il più delle volte, tante parole.

giovedì 1 dicembre 2011

Tempo di letterine

Nella fervente attività degli gnomi lapponi aiutanti di Babbo, capita che nello smistare la posta si trovino di fronte ad una lettera come questa, scritta da una supermamma...
"Caro Babbo Natale,
non ti chiederò quest'anno una miracolosa crema per il contorno occhi per colmare i solchi scavati da preoccupazioni, lacrime notturne e pensieri, e da meravigliosi caldi raggi di sole in luminose giornate estive o in insospettabili limpidi giorni d'inverno;
non ti chiederò il desiderato fornello a 5 piastre per avere lo spazio per una padella in più quando vengono gli amici o per il pentolone delle feste a sobbollire nel mezzo, esalando profumi e vapori che fanno già famiglia;
non ti chiederò quei maglioncini o quelle canottierine lana-seta plissettate o quegli abitini o caldi e coccolosi ed anche un po' sexy che ho addocchiato nelle vetrine già addobbate e illuminate, forse inutilmente dati i tempi;
non ti chiederò il cagnolino o il gattino che tanto vogliono le mie bambine e che farebbe voglia anche a me se non abitassi al secondo piano di un condominio e se non ci fosse l'allergia ai peli di quelle bestiole!;
non ti chiederò il miracolo di fermare quel che di brutto o indesiderato o crudele c'è già dentro le nostre case e nel mondo visto che per i miracoli è meglio rivolgersi ad altri e magari già si stanno mettendo le mani nei capelli per come fare;
mi basterebbe avere cuore e piedi caldi,
e abbracci e famiglia
e parole carezze...
Ma forse sono già a posto.
Buon lavoro, caro Babbo.
"

venerdì 18 novembre 2011

Dosare

Come sapienti alchimiste le supermamme devono costantemente dosare gli ingredienti.
Dosare le parole perchè siano quelle giuste, nè troppo sdolcinate, nè troppo dure, nè demoralizzanti, nè incapaci di rafforzare, non stupide, ma ironiche...
Dosare l'amore verso i figli, non tanto per il rischio che sia troppo, quanto perchè sia ugualmente distribuito tra le proprie creature, così che nessuno si senta minore, nessuno maggiore; in modo che le attenzioni verso uno non siano esclusive, ma ciascuno abbia la certezza di avere il proprio posto saldo nel cuore di mammà.
Dosare i sentimenti, perchè la tristezza o la rabbia o la paura di certi giorni non traspaiano troppo o almeno non soffochino la gioia di esserci, di vivere giorno per giorno, di vedere i sorrisi e le prodezze esteriori ed interiori dei propri pargoli.
Dosare il proprio tempo, facendo miracolosi travasi e pozioni tra mille variabili in cui ci sia qualcosa anche per sè, non fosse altro che una risata con i colleghi, un caffè, la lettura di un articolo di giornale (giammai tutt'intero, e che caspita!), giusto per sentire di esserci e di valere come essere indipendente.
Dosare le forze, perchè spesso le supermamme tirano la corda, non si fermano mai, corrono corrono corrono in una specie di delirio di onnipotenza che le porta a fare tutto e dappertutto.
Dosare i ruoli, perchè la miscela tra donna, mamma, moglie, lavoratrice, è una delle più difficili da ottenere, e si rischia di lasciare indietro qualcosa (in genere gli ingrediente donna e moglie).
Qualcuno ha la ricetta giusta?

giovedì 10 novembre 2011

Si può?

Anche con quel peso sullo stomaco, sul cuore, nella testa, le supermamme guardano la luce autunnale e le strade cosparse di foglie gialle e i diversi colori degli alberi che incontrano lungo il loro cammino.
Per un attimo sembra tutto ancora possibile e le supermamme si chiedono se a loro sarà ancora concesso guardare il mondo con quella luce, che è mista di speranza, serenità, sapori e sensazioni nascosti chissà dove come in un riccio di castagna.
Una luce che fino a poco fa le illuminava e le faceva infantilmente essere felici.
Ora si chiedono se sarà ancora così, o diverso e se diverso come.
E, dentro, sperano che tutto ciò non si spenga mai. Anche se adesso il buio la sera cala presto.

lunedì 31 ottobre 2011

Vorrebbero

Le supermamme vorrebbero tutto per i loro figli, vorrebbero quello che più li renderà felici, veri, sinceri, vivi e realizzati; vorrebbero essere sicure del futuro, di tutto ciò che sarà anche se sanno benissimo che ciò non è possibile.
Talvolta vorrebbero l'impossibile.
Ad esempio vorrebbero non avere mai fatto l'ipotesi che un loro adorabile e adorato cucciolo avesse il diabete.
Vorrebbero non aver mai sentito le parole che confermavano l'ipotesi.
Vorrebbero cancellare tutti quei giorni in cui devono capire che ciò che sta succedendo è vero.
Vorrebbero già essere abituate a tutto e forti.
Vorrebbero che il diabete fosse venuto a loro.
Vorrebbero credere ed essere sicure che tutto andrà bene, e che i loro piccoli non soffriranno mai.
Vorrebbero non sentire più niente.
Vorrebbero essere capaci di accettare e vivere e credere sempre.
Vorrebbero non sentire la sofferenza di un figlio che capisce che sarà per sempre.
Vorrebbero volare alte e leggere sostenute dalle braccia di quel Dio che ora vorrebbero esserci più che mai.
Ma si sentono sprofondare ad ogni respiro, schiacciate da un grosso peso sul petto e nel cuore. E se anche sanno, e si dicono, che ce la faranno, tutti assieme, con coraggio ed energia, come tante supermamme prima e con loro, ora la fatica prevale.
Vorrebbero la forza di tutte le supermamme del mondo dentro di loro.

lunedì 17 ottobre 2011

Non vorrebbero

Le supermamme non vorrebbero avere mal di testa mai e soprattutto alla vigilia di un compleanno in cui dover preparare torte e tortine;
non vorrebbero arrivare a sentirsi cariche di nervosismo e stanchezza;
non vorrebbero perdere la speranza nel futuro;
non vorrebbero sentire con le proprie orecchie trattare male un proprio figlio;
non vorrebbero dover dire a quella propria creatura che di certe persone è meglio non fidarsi, è meglio far finta che non esistano;
non vorrebbero neppure sentirsi raccontare che a scuola i loro pargoli vengono presi in giro perchè stanno con i bambini più deboli, o diversamente abili, o disabili, che sono loro amici;
non vorrebbero arrivare a pensare "in che mondo li sto facendo vivere";
non vorrebbero sentirsi in errore per aver "tirato su" persone sensibili, semplici, normali e non agguerriti mini adulti litigiosi, opportunisti e capaci di ferire deliberatamente;
non vorrebbero che sempre quelle creature venissero addirittura prese in giro perchè non hanno certi vestiti (ma quali poi? a loro sembrano così graziose);
non vorrebbero la colite inconsapevole a rimuginare tutto ciò;
non vorrebbero che la vita scappasse via così veloce e senza che si riuscisse a fissarne il significato;
non vorrebbero sentirsi talvolta fragili e bisognose loro stesse di protezione.
Vorrebbero semplicemente dire: "Auguri amore mio, goditi i tuoi dodici anni con la trasparenza dei tuoi occhi e del tuo cuore, senza cambiare mai". Ma hanno paura che non basti ad affrontare i minuti, i giorni, gli anni a venire, che desidererebbero solo pieni di luce.

venerdì 30 settembre 2011

La prima volta

In questo capitolo del grande manuale sulle supermamme non si tratterà del mitico mitizzato mito del primo approccio amoroso-sessuale delle suddette, ma di un altro passaggio significativo della loro esistenza non meno coinvolgente e sconvolgente.
Si tratta della prima volta che le supermamme fanno “bagagli e burattini” (per lavoro, per divertimento, per prova, per curiosità...) e partono, da sole.
Da sole? Il concetto stesso appare strano e impossibile. Be’, certo, il pensiero correrà chissà quante volte ai loro frugoletti e al compagno di vita a casa, e quindi sole davvero non lo saranno mai, ma questa volta in viaggio saranno proprio senza di loro, senza quella porzione di famiglia che è più dentro che fuori di sé.
Nei preparativi per l’evento le supermamme cercano di non sentire troppo quelle diverse vocine interiori che le spingono ora a sentirsi in colpa, ora a gioire per l’inaspettata occasione, ora ad avere paura che succeda qualcosa (le supermamme che temono l’aereo, poi, non ne parliamo!), ora a dirsi che è tempo di iniziare a dare segni di taglio al cordone ombelicale, ora a convincersi che è la cosa giusta, ora a pentirsi di avere accettato, ora a pensare freneticamente a tutto quello che chi resta a casa dovrà fare nei quattro giorni senza di loro (con conseguente preparazione di cibo, organizzazione di spostamenti, indicazioni sul vestiario) …
Con l’apparente motivazione di preoccuparsi per il papà e i cuccioli che resteranno a casa celano la paura o comunque lo stranimento per fare qualcosa che non capitava da anni, o millenni: qualcosa che riguardi loro stesse e basta.
E non si sa se alla fine sarà una bella o cattiva esperienza, di certo è un passo importante perché da tanto non si vedevano dall’esterno come esseri indipendenti (o pseudo-tali!).
Immaginano già la necessità di lunghe conversazioni telefoniche serali, ipotizzano strani collegamenti via web, devono necessariamente portarsi un libro da leggere sufficientemente allegro da nascondere le nostalgia.
Ma sotto sotto vogliono sentirsi vive, libere, felici, scoprire e conoscere luoghi e persone; essere più ricche dentro e poter raccontare; addormentarsi soddisfatte serene e sufficientemente stanche la sera; e non sopportano di essere così complicate da non poter semplicemente partire.
A proposito: sono tutte così complicate le supermamme?

martedì 27 settembre 2011

Bob e il profumo del pomeriggio

Tutte le volte che le supermamme andando al lavoro incappano in un riccio spiaccicato sull'asfalto non possono fare a meno di pensare alla puntata in cui Bob aggiustatutto costruisce un sottopassaggio per la famiglia dei ricci che devono attraversare la strada.
E' un mito Bob! Aggiusta e sistema ogni cosa e soprattutto catalizza l'attenzione dei più piccoli con dolcezza.
Così le supermamme pensano ai pomeriggi in cui quello era l'appuntamento gioioso (questo tipo di magia è stato annientato dall'arrivo del digitale terrestre che rende tutto così banalmente e stupidamente disponibile), in cui i propri cuccioli si entusiasmavano per le avventure di un omino di pongo e i suoi fantastici amici, o nello scegliere il documentario da vedere a geo e geo, in cui il latte e ovomaltina iniepidito lasciava adorabili baffetti bianchi sulle labbra, e i pezzetti di lego sparsi sul tappeto sarebbero diventati la sera noiosissimi da riporre nella scatola.
Sarà perchè si idealizza sempre il tempo andato, sarà perchè il suddetto tempo passa troppo troppo velocemente, sarà perchè anche loro adoravano guardare Bob, magari sferruzzando sedute sul divano in quei lontani vicini pomeriggi, ma tutte quelle ore mancano alle supermamme davvero tanto. Nel ripensarle, ora, sembrano quasi di relax e anche se sanno benissimo che non erano tali, Bob resta nel loro cuore assieme al profumo di quei pomeriggi in casa.

lunedì 19 settembre 2011

in una carezza

Passando la sera o la notte nella camera dei cuccioli, un istante prima di stendersi nel proprio letto e spegnere l'energia, le supermamme passano una carezza lenta e leggera sulle teste dei loro bambini.
Li vedono lì indifesi e forti, addormentati sognanti, più o meno cresciuti eppure identici a quando erano in culla, con gli stessi lineamenti rilassati, i capelli ancor più soffici, le ciglia lunghe a disegnare profili.
E vorrebbero dire tante cose, vorrebbero pacificare tutte le tensioni della giornata, spiegare tutte le cose non dette, soffermarsi ora su quello che per impegni o stanchezza o fretta era stato tralasciato...
E con quella carezza vorrebbero dire più o meno così: "ti voglio un bene che non si può dire; scusa se mi sono arrabbiata perchè le divisioni a due cifre non ti entravano in testa; scusa se in quel momento non ho capito che bastava ascoltarti un attimo; se non ho prestato attenzione ai tuoi capricci con cui mi volevi dire qualcosa; perdonami se non sono riuscita a dirti più cose positive che negative, se non ti ho spiegato il senso dei "no"; se mi sono fatta uscire la rabbia; sapessi quanto mi dà fastidio quella cosa, come mi riempie di frustrazione e nervosismo...so che dovrei metterli da parte, ma non sempre ce la faccio; sapessi quanto vorrei darti un futuro sereno, che quasi, e forse a torto, mi sta più a cuore del mio; sapessi quanto vorrei insegnarti la fede, la speranza, l'amore e quanto invece mi senta imperfetta ed inadeguata; non vorrei che assomigliassi troppo a me soprattutto nei difetti, ma mi sa che giorno dopo giorno qualcosa stai assorbendo; vorrei sapessi quanto difficile è a volte dirti la cosa giusta, fare la scelta giusta, risponderti nel modo più libero e vero; non sai che cosa provo mentre ti guardo dormire, vorrei che passasse tutto questo amore, anche solo con il pensiero...."
Le supermamme si chiedono se con quella carezza riescano a far sentire tutto questo e molto altro; probabilmente no, hanno avuto tutto il giorno per dimostrare tanto.
Eppure non rinunciano a quel momento di pura vita.

mercoledì 7 settembre 2011

In ricerca

A volte le supermamme desidererebbero metterci una croce sopra, ripartire da zero, buttare via tutte le boccette, i granulini, le prescrizioni, le pastigliette, i medicinali allopatici, omeopatici, fitoterapici, i rimedi della nonna, della zia e della prozia, le tisane, gli infusi,…e trovare davvero quel che fa per sé.
Certe e grate del fatto che la “medicina tradizionale” magari davvero ha salvato loro la vita, si rendono però conto che non le ha però mai capite davvero fino in fondo, non si è presa cura di loro come desidererebbero, quasi prese in braccio, confortate, ascoltate, curate.
Ma neppure semi di pompelmo, scrocchiature di collo, riflessologie, magnetoterapie, fiori di Bach, raddrizzamenti di colonna con strane pistoline gommate, acque energizzate, ionizzate, probiotici e prebiotici, aloe, guaranà, acai, radici, oli essenziali (…e molto altro ancora) hanno la capacità di sortire il medesimo effetto. Forse bisogna accontentarsi o trovare il rimedio giusto?
Per questo le supermamme sono alla ricerca, e vorrebbero ricominciare da zero a capire quel che fa per loro, perché nei piccoli o semi-grandi acciacchi della vita quotidiana vorrebbero poter dire, come talvolta qualcuno dichiara: “mi ha risolto la vita!” (ovvero il mal di testa, il collo incriccato, la dermatite, l’allergia alla polvere….).
Loro per il momento si muovono ancora a tentoni, e un po’ sono stufe, perché in fondo è un bisogno profondo di spiritualità e di comprensione che in mezzo a tanti stimoli quotidiani ancora non viene ascoltato del tutto. Ricordano il Battiato della “Cura” che prometteva di sollevare da ogni paura e da ogni ipocondria e vorrebbero volare alte, leggere, serene, sagge, e arrivare all’essenza di tutto giorno dopo giorno.
p.s. piccola soddisfazione personale: post n°100 :-)

sabato 3 settembre 2011

Considerazioni inaspettate dal diario di una supermamma

Certo che le supermamme che hanno vinto una vacanza pagata in un bio-hotel dell’Alto Adige grazie ad un concorso di disegno vinto da una propria creatura sono davvero fortunate. Vuoi mettere la soddisfazione?
Si può provare ad immaginare cosa possa succedere quando un’evenienza del genere si realizza.
Arrivando da una pianura straordinariamente calda e afosa in un paesaggio luminoso, verde, isolato e rilassante, anche al primo sguardo le aspettative non possono che essere altissime. Osservando sin dal viottolo quel castelletto bianco costruito con bioedilizia e incastonato come una pietra preziosa in quel contesto le aspettative si rinforzano.
Eppure entrando in quel silenzioso hotel nel primo pomeriggio (come entrare in una grande città la domenica), e osservando i due unici ospiti già visibili, che si scopriranno poi senza dubbio particolari, un leggero senso di inquietudine le pervade: i due ospiti parlano senza emettere suoni, sorseggiano acqua lentamente e indossano calzini alla caviglia rigorosamente uniti a sandali tedeschi; intorno c’è quasi troppo silenzio e la camera assegnata non ha il classico odore di igienizzazione standard degli alberghi normali, ma è pervasa da essenza di pino mugo (o almeno così le supermamme credono); alle pareti gentili scritte chiedono di non portare il cellulare a cena e di spegnerlo durante la notte; in bagno il sapone per le mani sembra zucchero di canna profumato… “Come farò a resistere qua due giorni?” si chiedono inquiete e un po’ ansiose le supermamme “Forse non è quello di cui avevo bisogno”...
Ma si sbagliavano di grosso! A parte il fatto che il sonnellino pomeridiano in quella quiete fresca e odorosa le rigenera e le ristora in poco tempo, ma poi tutto nei giorni successivi le fa entrare in una nuova dimensione, magica, diversa, rigenerante e vera, di cui (loro e il resto della famiglia) avevano inconsapevolmente bisogno. Cibo squisito scandito con ritmi nuovi ma molto funzionali (colazione abbondante e ricca, pranzo frugale e leggero, cena sontuosa ma equilibrata… e niente cellulare!), bagni in piscina, relax su comode chaise longue a osservare quel cielo e quel verde, non avere altri programmi e altre urgenze che quella di essere lì, e stare.
Proprio rilassate davanti al verde del bosco, osservando le nuvole basse che si spostano e il vento che passa muovendo più o meno delicatamente i ciuffetti dei pini, ripensano che “l’essenziale è invisibile agli occhi” come diceva Saint-Exupery e che il vento non si vede ma c’è nelle nostre vite,come cantava Christina Rossetti. E quasi si commuovono.
Loro non lo sapevano e non se lo immaginavano, eppure quello che tanto le spaventava all’inizio, la quiete, il silenzio, l’abbandono di tecnologie quotidiane e ritenute assolutamente indispensabili ad ogni istante (in camera niente tv), il buon cibo, la cordialità dei proprietari… tutto ciò le avrebbe fatte stare bene e in armonia e non vorrebbero andarsene più da lì.
Ps. - Solo alcuni particolari da chiarire: la capacità degli ospiti tedeschi o austriaci di tuffarsi nudi nel laghetto biologico alle 8 di sera e 13 gradi esterni (con figlie delle supermamme “normali” che aspettano alla finestra il momento della fuoriuscita dall’acqua); la capacità degli stessi di mangiare parlando in assoluto silenzio; la capacità di indossare quei sandali tedeschi con le calze.
Per il resto: consigliato!

venerdì 19 agosto 2011

Doni

Talvolta alle supermamme più fortunate sono concessi dei doni insospettabili. Si tratta ad esempio dei nipoti o delle nipoti.
Già le supermamme sono fortunate quando dispongono di una o più sorelle in grado di accompagnarle nel cammino diversamente arduo dell'esistenza, ma se una di queste sorelle (o fratelli, benineteso!) sforna anche qualche pargoletto, la fortuna raddoppia.
Perchè, ci si chiederà?
Per una serie di motivi a cui le supermamme non avevano mai pensato.
Innanzitutto la gioia di vedere delle creaturine nascere, crescere, trasformarsi giorno dopo giorno è sempre un miracolo.
Se poi queste creature ti offrono tutte le gioie e quasi nessun inghippo (leggi: svegliarsi di notte, allattare a comando senza tregua, pulire cacche e pipì in ogni momento e luogo, insistere per le pappe, avere la responsabilità di decidere le linee educative, dover essere all'erta anche quando la stanchezza prevale...) allora il gioco è ancor più semplice.
Inoltre quei corpicini cicciotti e morbidi, quei capellini profumati, quelle manine che ti stringono, quelle vocine e quei ragionamenti, quelle corse allegre e quei pianti capricciosi sono gli stessi con cui le supermamme avevano avuto a che fare qualche tempo addietro. E così, da un lato le supermamme hanno l'opportunità di rivivere con rilassatezza quei prodigi e di riassaporarne la dolcezza e di ricordarsi per incanto momenti che sembravano lontani e persi; dall'altro si godono la loro "ziaggine" orgogliose di sentirsi ancora accoglienti e cercate.
Il rammarico (perchè se non ci sono rammarichi le supermamme non sono contente) è però vedersi dall'esterno in tutti gli errori e gli sbagli commessi passo passo. Ora con i nipoti sembra tutto più semplice, lineare, affrontabile, ma con i propri figli gli ostacoli e la stanchezza non mancavano. Anzi: non mancano. Perchè, ovviamente, se con i nipoti le supermamme sono sicure e serene, non riescono ad esserlo sempre altrettanto con i figli, più cresciutelli sì, ma non per questo meno bisognosi di loro, seppur diversamente.
E questo è davvero un peccato, perchè sembrerà poi così semplice appena dietro l'angolo.

sabato 6 agosto 2011

Mancanze

Nella sequela dei giorni uno dopo l’altro le supermamme rischiano di non accorgersi dell’unicità e dell’essenzialità delle piccole persone che hanno accanto. Scorrono i giorni in riti e ripetizioni che spesso si traducono in richieste, piccole rimostranze, rimproveri, indicazioni, perdendo di vista un po’ l’interiorità e la profondità.
Eppure arriva la nemesi. Sottile, leggera, strisciante.
Capita che una cucciolotta che sta crescendo parta per il campo scuola.
Niente di strano, le supermamme sono ormai avvezze a tali partenze. Certo, la prima volta che succede si sentono perse, si svegliano nel cuore della notte, pensano se avranno fatto bene a mandare i loro cuccioli inermi nella “foresta”, non vedono l’ora di sentirli al telefono, si pentono di averli sentiti perché non sono riuscite a capire se stavano bene davvero, ipotizzano qualsiasi situazione in cui quelle creature potrebbero aver bisogno di loro e loro non ci sarebbero… in sostanza, fin dalle viscere si sentono perse, come se mancasse qualcosa, come se avessero strappato loro un pezzo di corpo.
Ma questo le prime volte. In seguito, anzi, quell’assenza temporanea a cui hanno fatto l’abitudine è un’occasione di ritrovare se stesse e il rapporto con il proprio compagno, per tornare ad essere spensierati, o quasi, e dedicarsi un po’ a sé.
Questa volta è diverso. Le supermamme e le loro famiglie stanno vivendo un momento difficile, è un periodo di tristezza, di concentrazione, di cambiamento. Quella partenza per il campo scuola si inserisce in tutto ciò. Prima non ci avevano fatto caso, ma ora sentono che è così: quella cucciolotta che sta crescendo parte e loro si sentono perse. Perché? Hanno voglia di averla accanto, di sentire il suo odore, le sue domande stupide o intelligenti, la sua chiacchiera continua e stordente, di intrecciare le mani con quelle zampette da ragnetto che occupano sempre più spazio nelle proprie e addirittura sembrano dare sicurezza. Cosa sta cambiando? Loro (supermamme) hanno bisogno di loro (figli)? Loro (supermamme) si sentono così perse nella semi tranquillità della casa?
Una settimana passa in fretta, si dicono, ed è così, eppure è forse un momento storico.
Di sicuro, quando quelle creature scenderanno dal pullman dopo aver scoperto un mondo di cui loro non faranno mai parte, fatto di strani balletti, linguaggi, piscina e tuffi, discorsi nelle camerate, scaramucce tra maschi e femmine, le supermamme saranno contentissime.
Salvo pentirsi subito di aver idealizzato quella mancanza: la loro creatura è trasformata, non la riconoscono più, persino le movenze non sono le stesse, poca voglia di raccontare, ci si avvia alla seconda media...
E’ proprio un momento storico.

giovedì 21 luglio 2011

Di sirene, specchi e assenze

Brainstorming: vacanza, assenza, vuoto, vacuum, lontananza, mancanza...
Detto così sembrerebbe quasi negativo, come concetto; eppure le supermamme sanno che a quella parola sono legate sì le assenze, sì i vuoti, sì le lontananze, ma da quello che logora, impigrisce, schiaccia, ingrigisce.
Non sanno chi le inventò, ma le vacanze in detta accezione sono un toccasana, un modo per allontanarsi dagli aspetti più noiosi e stressanti della quotidianità e di staccare davvero la spina, con tanto, se non con tutto.
Un'assenza apparentemente non significativa del periodo di ferie è quello dello specchio a figura intera...in quale appartamento di vacanza i proprietari spenderanno infatti soldi per un così futile orpello? già tanto se ci metteranno la caffettiera, o il passaverdure. Le supermamme non se ne accorgono neppure, fino a che uno dei loro cuccioli chiede loro di alzarle per guardarsi al minuscolo specchietto del bagno al quale altrimenti non arriverebbero. E si rendono pure conto di quanto tutti i trucchi, le collane e le forcine che si erano portate dietro con propositi di eleganze serali giaciono da giorni nel beauty laggiù, non usate: vacanza è anche eliminazione.E disinvoltura: quale donna normale in città chiacchiererebbe in mutande e reggiseno con un coetaneo uomo appena conosciuto? Eppure in riva al mare questo è possibile, la biancheria si chiama costume e le supermamme chiacchierano indisturbate con il vicino di ombrellone.
Inoltre, complice l'assenza dello specchio di cui sopra, non badano a eventuali rotolini, imperfezioni e cadute di tono, anche perchè quando nuotano in mare si sentono splendide sirene, agili, flessuose, levigate da osmosi marina e movimento; si sentono persino giovani. Vacanza come sospensione di autogiudizio!
Quando però, passando sul ponte del traghetto, scorgono una figura che si avvicina e si accorgono che sono loro, riflesse in un pretenzioso specchio da transatlantico pieno di ditate unte, allora intuiscono drammaticamente che la vacanza, quell'assenza di pensiero accompagnata da leggerezza d'animo, sta proprio volgendo al termine. E il povero compagno si sentirà redarguito: "ma non mi avevi detto che ero diventata così culona?!". E la giostra continua.

lunedì 11 luglio 2011

Puntini

Quando le supermamme decidono di partire per una località di vacanza si sentono un po’ stranite nel guardare quel puntino sulla carta geografica che appare lontano, estraneo, diverso. Certo ripongono molte speranze e molte aspettative in esso: relax, novità, ripresa, curiosità, ricarica, desiderio, riposo… Ma niente le rassicura più del loro luogo di residenza, in cui conoscono, si destreggiano, si muovono con naturalezza o stanchezza, ma interiormente sicure; e quel puntino a km da casa incute un po’ d’ansia prima della partenza.
Quando poi le supermamme arrivano nel luogo prescelto per le loro vacanze ne restano subito colpite per le bellezze, i colori, gli odori, le diverse abitudini, i diversi sapori, e pur non rimpiangendo casa devono pur sempre scoprire, capire, annusare ed adattarsi. Il processo di adattamento però dura in genere poco e la familiarità con i luoghi si sostituisce con l’estraneità, le sm si muovono per le viuzze e i negozietti, apprendono nomi ed abitudini, si immergono in nuvole di gelsomini, creme di ricotta e mandorle e acque trasparenti come se da sempre fossero lì, capiscono la gente e la sentono molto più simile e vicina di quanto non pensassero, si sentono comunque parte di un unico paese, sia esso uno stato o il mondo.
E così il puntino lontano ora è quello di casa a cui torneranno tra breve, di cui sentiranno il profumo come di cosa nuova, ma che è solo uno dei milioni di puntini sulla carta del mondo.

domenica 3 luglio 2011

Avviso alle naviganti

Qualora le supermamme dovessero affrontare un viaggio in mare potrebbero risultare utili i seguenti consigli.
Consiglio n. 1 Munirsi di travelgum
Consiglio n. 2 Munirsi di copertina antiacaro per proteggere i figli da eventuali allergie (coperte delle cabine probabile ricettacolo di quel simpatico essere allergizzante)
Consiglio n. 3 Essere consapevoli che il training autogeno in certe circostanze non funziona; meglio servirsi di potenti gocce antipanico per resistere all’ondeggiare delle onde cha aprono e chiudono ritmicamente i cassetti della cabina (ma chi mai utilizzerà quei cassetti?). Ovviamente ciò vale solo per le supermamme con defaillance emotive paranoiche… il resto della famiglia e le sm più forti probabilmente non si accorgeranno neppure di quell’ondeggiare (conferma del mozzo: “stanotte si ballava bene, eh?”)
Consiglio n. 4 S-M-E-T-T-E-R-E DI P-E-N-S-A-R-E e cercare di rilassarsi, provando una profonda solidarietà per Ulisse, Cristoforo Colombo, i Normanni… assolutamente da evitare di pensare a Leonardo Di Caprio come attore preferito.
Consiglio n. 5 Con la scusa di tranquillizzare i propri cuccioli, che fino a un attimo prima erano tranquillamente sopiti e avevano aperto un occhio solo per scorgere un eventuale delfino alle prime luci dell’alba, sgusciare nella loro cuccetta e servirsi del loro tepore come magico orsetto terapeutico…
Consiglio n. 6 Non pensare che si dovrà prendere un traghetto di ritorno e godersi attimo dopo attimo mare sole aria colori luci e tutto quello che di bello la loro vacanza offrirà.
Ps. Qualora qualcuno pensasse che in aereo è meglio, pensi all’esperienza di qualche supermamma e relativa famiglia costrette a ritornare a casa per incendio all’aeroporto di destinazione, a prendere un nuovo aereo il giorno seguente, atterrare in un aeroporto diverso e percorrere in auto le quattro ore di differenza tra le due località…
Buone vacanze a tutti!

martedì 21 giugno 2011

Vacanze e tranquillità: cronaca di un week end al mare

(ovvero…quando è troppo è troppo)
(ovvero…si salvi chi può)
(ovvero…troppi MA)
Quando le supermamme ventilano ai loro mariti l’idea di una giornata al mare con le cuginette e alcune amichette delle figlie, loro bofonchiano un po’ cinicamente che quella sarà tutt’altro che una giornata rilassante e le supermamme si risentono leggermente, perché sono supermamme e pensano che in fondo è un’occasione di amicizia e svago per sé e per tutta la famiglia. Soprattutto, poi, sanno che dopo quella giornata un po’ impegnativa ci saranno due giorni di pieno relax con la propria supermamma sorella, le nipotine, le proprie figlie; asseconderanno la voglia di stare insieme, di seguire ritmi rilassati, di giochi sereni tra le cuginette, di sole e mare e vento benefico.
E anche quando al termine della giornata “un po’ impegnativa” un terribile mal di testa le fa soffrire fino al vomito, l’idea di quei due giorni di pace già le rinvigorisce.
Questo immaginano e desiderano.
Ma la spina per la tv è rotta e la sera aspettando la poppata passa più che nel guardare un vecchio film romantico, nel cacciare mosche e zanzare moleste, accendere zampironi e spalmarsi di autan prima della notte, che con quella invasione ronzante non si annuncia così amichevole.
(… noi ce la faremo)
Ma dopo gli assestamenti serali e il sonno che finalmente arriva per tutti nel cuore della notte, la normale poppata si trasforma subito in qualcosa di diverso perché quel corpicino scotta e il termometro conferma i dubbi e si è lontani un po’ da tutto; si telefona in pediatria, si fa ingurgitare tachipirina con cucchiaino, si culla, si spera che passi e che tutto si riassesti, si cerca di addormentarsi di nuovo, già un po’ meno tranquille.(…noi ce la faremo)
Ma anche questo sonno dura poco, le supermamme sentono aggirarsi inquieta per la casa un’altra creatura, svegliata dal precedente trambusto o, come lei dice, da un’incapacità di respirare e un senso di malessere. Le supermamme incitano a far finta di niente, a non lasciarsi influenzare dalla notte, a mettersi tranquille, ma poco dopo il classico rumore di vomito sul pavimento le allerta nuovamente: la piadina sbocconcellata la sera prima malvolentieri ora giace sulle piastrelle che, ora, alle prime luci dell’alba, andranno pulite, igienizzate. Si cerca un secchio, niente secchio, si usa scottex, carta igienica e il bidet come secchio, si spruzza generosamente napisan. (…ce la faremo)
Le luci del mattino al mare e la brezza fresca rendono meno difficile alzarsi, preparare la camomilla e vegliare la pargola da nuovi attacchi di vomito; il rosa del cielo fa comunque sperare in bene fino al successivo splash di camomilla e briciole sulle piastrelle, visto che anche questa volta il bagno troppo lontano da raggiungere e il secchio ancora introvabile.
Quando finalmente la normalità sembra essere tornata, una decisione è sicura: croissant e cappuccino sono un ottimo viatico per dare un senso alla giornata. Così, tra i primi bagnanti sereni che raggiungono le spiagge, le supermamme escono in cerca di dolci rimedi e un secchio (introvabile anche al market).
Ma il gineceo riunito a sole già alto attorno a quelle delizie fa infine propendere per una svolta positiva a tutto quel trambusto e la giornata si apre con i migliori auspici: vomito sedato, casa pulita, neonata sfebbrata e sorridente, rassicurazioni della pediatra di fiducia via telefono. (…ce la faremo)
Così le supermamme pensano di sbrigare la cucina e fare un giretto al mare prima di pranzo ma fanno un grossissimo errore: far partire la lavastoviglie.
Non sanno che quello sarà l’inizio della fine, quello che, assieme alla febbre di nuovo salita, alla demoralizzazione e alla fatica stremante, le riporterà a casa anzitempo ponendo fine al loro sogno di relax al mare: la lavastoviglie infatti comincia a perdere, a zampillare, a invadere la cucina di acqua difficile da raccogliere pur con gli asciugamani da spiaggia, ma sempre senza secchio!!!
Così nonostante i propositi, la super capacità di rimotivarsi e ridarsi obiettivi (meglio del tom tom), la inenarrabile abilità nel risolvere problemi che si presentano copiosi uno di seguito all’altro, sentono che stavolta è troppo, non ce la fanno e, con l’immane fatica di svuotare una casa riempita per sole 24 ore e la coda tra le gambe, tornano verso casa (barlume di tranquillità?) con il sole che tramonta negli occhi, cantando de gregori che dà consigli sui calci di rigore.

mercoledì 15 giugno 2011

Sole

Non avrebbero mai pensato di arrivare ad ammetterlo, ma in certi momenti della loro vita, della loro giornata, le supermamme desidererebbero essere sole.
Forse questo desiderio nasce dal fatto che sole non lo sono neanche quando lo sono fisicamente e sanno quindi che a loro la compagnia non mancherà mai (chi è solo davvero potrebbe leggere tutto ciò come una bestemmia), ma certo dentro di loro talvolta esplode questo bisogno. Peraltro mai ascoltato. (E come?)
Sole ai piedi di una montagna svizzera davanti ad un laghetto silenzioso e accogliente con un libro buono per loro (non necessariamente un buon libro) e un sole fresco e scaldante che illumini i loro corpi rilassati. Sole in una spiaggia del mondo, non necessariamente lontana, ma con sabbia morbida, mare turchese e trasparente e tutti i comfort desiderati. Sole in una spa dove dal mattino alla sera qualcuno le culli e le coccoli con cibi e massaggi e trattamenti. Sole sulle colline toscane o marchigiane o umbre, con ulivi e prati e campi di grano e ombra e sole alle loro spalle. Sole… basterebbe in una casa che rispondesse a loro stesse, con l’ordine o il disordine del caso, dove non sentire voci continue e interruzioni ai propri pensieri, dove darsi dei tempi che fossero nuovamente i propri, …
Forse proprio perché sanno che sole non sono, le supermamme ogni tanto fantasticano e immaginano una vita parallela, in cui però non saprebbero da che parte cominciare.

lunedì 30 maggio 2011

considerazioni pseudo sociologiche

A volte le supermamme vorrebbero che qualcuno analizzasse scientificamente l'evoluzione delle famiglie del XXI secolo ed in particolare di quelle di cui loro fanno parte. Probabilmente questo modello per niente codificato, in mutamento e dalle moltissime variabili e sfaccettature, si ritroverà in qualche analisi storico-sociologica contemporanea e sicuramente in qualche libro di storia sociale dei loro posteri. Ma sono loro che vorrebbero capire e, capendo, sapere agire.
Perché a volte si ritrovano a pensare che tutto questo sormontarsi e sovrapporsi di ruoli rispetto al passato non le aiuta e anzi le disorienta.
Forse perché i loro uomini non si sono evoluti come loro hanno fatto o dovuto fare, forse perché loro stesse non sanno "mollare la presa" rispetto a certi predomini, forse perché l'evoluzione non è ancora completa e il cambiamento è sempre portatore di fatica. Certo è che a volte non sono così sicure che la loro condizione sia la migliore in senso assoluto. Non sono più scimmione, certo, ma cosa sono poi oggi?
Le supermamme del presente conoscono il famoso multitasking come condizione base della loro esistenza; loro cucinano tre pasti al giorno, stendono bucati con migliaia di calzini, vanno a riunioni per battesimi, comunioni, cresime, per sentire come vanno i figli a scuola, per il basket, la ginnastica, il pianoforte o la danza, fanno spese mirate e al volo o spesone dallo scontrino chilometrico, trasportano immondizie, zaini pesanti, borsoni lungo le scale uscendo al mattino… ma che c’è di strano? “Le femmine si sono da sempre occupate dei cuccioli e della famiglia”.
E’ vero, ma c’è un piccolo, insignificante, trascurabile particolare: loro lavorano anche fuori casa, spesso le loro mamme non lo facevano. Loro devono essere presentabili in ufficio, in negozio, a scuola, nell’ambulatorio o in fabbrica e devono arrivare sul posto di lavoro possibilmente timbrando in orario dopo una gimcana che metterebbe a dura prova qualsiasi altro bipede non avvezzo a ciò. Senza dimenticare, poi, quelle che vogliono anche prestare attenzione all’ambiente, al riciclo dell’acqua dell’insalata, ai giri in discarica, all’approvvigionamento di cibarie o oggetti che richiedono ulteriore energia (umana) da spendere; come le appassionate di cura del corpo e dei capelli, di volontariato in questa o quest’altra associazione…
La matassa dell’evoluzione del loro ruolo diviene difficile da districare. Solo le supermamme sociologhe si prenderanno anche questa cura!

mercoledì 18 maggio 2011

inutilissime nostalgie

Ci sono certi mesi che passano per lo più inosservati alle supermamme, forse per la quasi assenza di colori, di luci speciali e per l'ottundimento nebbioso che fa propendere al letargo.
Maggio no.
Maggio è troppo pieno di profumi attiranti, di corse in bicicletta rispolverata dopo l'inverno, di cinguettii e fruscii, di maniche corte e aria sulla pelle, di luce lunga e tiepida, che le supermamme non possono fare a meno di ripiegarsi in tutto quello che questo mese riporta con sè...
il sorriso biancamente perfetto di quel ragazzo che faceva battere il loro cuore;
il gelsomino davanti a cui veniva immortalato un frugoletto di sei mesi in braccio al suo papà;
la festa sotto il glicine dell'asilo e le nuove conoscenze che diventeranno vere amicizie;
le crostatine crema e fragola ai vari compleanni;
il fioretto all'aperto dopo cena e il capire che le vacanze erano vicine;
il primo appuntamento con la lingua secca e il batticuore e le zanzare;
le partite a nascondino finiti i compiti in mezzo alle rose fatte con la talea della bisnonna;
una passeggiata lungo la passerella al mare con due bambine piccole a manina;
il bacio più lungo della storia;
le prove di danza con le porte della palestra aperte e i piumini che entravano;
le passeggiate attorno a casa con il passeggino tornate dal lavoro;
tutto questo è davvero passato così troppo in fretta perchè le supermamme riescano a non crogiolarsi nella stupidissima inutile nostalgia che maggio porta con sè.

domenica 15 maggio 2011

Bilanci e bilance

Chissà perchè al passaggio delle decadi le supermamme si preoccupano, s'interrogano, s'incupiscono. Attorno ai venti (stupide!) si sentono l'ansia di tutta la vita davanti; attorno ai trenta si trovano in un viluppo di eventi che spesso le sovrasta, attorno ai quaranta (e poi forse ancor più al mezzo secolo) sentono che è inesorabilmente tempo di bilanci.
Hanno davvero costruito qualcosa e cosa? a che punto stanno con tutto? si poteva fare di più e come? stanno davvero facendo quello che volevano?... anche se sanno benissimo che è solo un traguardo simbolico, non riescono a fare a meno di arrovellarsi e alternano i loro stati d'animo tra la gioia di esserci arrivate e l'idea che sia un traguardo un po' troppo alto. In fondo negli "enta" si trovavano benissimo e non sanno se sia poi vero quello che dicono nelle riviste tutte le starlette intervistate che finalmente ai quaranta si piacciono, si capiscono, non hanno ansie...
Bah! un po' sarà vero perchè adesso sentono di dover dimostrare meno e grazie ad aggiustamenti ed errori su alcume cose più tranquille sono, ma dall'altro questo non le rassicura affatto perchè è come se ciò avvenisse perchè "tanto, ormai...".
Anche se non vogliono ricadere nel pessimismo, però, ugualmente molte di loro sono colpite dalla sindrome della zampa di gallina, o della buccia d'arancia, o del controllo dieta, o del giro vita. Così alimentano il mercato del "benessere" e c'è chi ricorre a tisane disintossicanti, chi a sedute manipolatorie, chi a corse di prima mattina con leggins e cuffiette (a proposito: tornate di moda le cuffiotte anni '80!!)
... insomma, nella vita delle supermamme che si affacciano ai quaranta, loro malgrado, hanno la meglio i bilanci e le bilance.
(ma l'importante, fin che dura, è non dimostrarlo!)

domenica 8 maggio 2011

rendere grazie?

Ci sono volte in cui le supermamme non sopportano più di vedere calze rovesce buttate in giro per la stanza, mutande levate e lasciate in bagno,nè di dover ripetere all'ennesima potenza le stesse stessime cose che chiunque sarebbe in grado di avere ormai interiorizzato, nè di vedere e sentire i propri figli litigare acremente per una figurina, per un favore non fatto (ma cosa ti costa, poi?), per chi ha iniziato prima a fare qualcosa.
Altre volte, però, sentono così intensamente il privilegio di avere quei cucciolotti accanto che non sanno davvero come rendere grazie alla vita. E' vero, la restituzione di quel momento di grazia avviene sicuramente in uno degli spiacevoli stridii della vita con prole di cui si trattava sopra, ma ugualmente le supermamme sentono la grandezza e l'incommensurabilità di certi momenti.
Passeggiando di mattina presto per Firenze in cerca di scorci e di angoli illuminati dal sole di maggio, sentendosi allo stesso tempo accudite e accuditrici con quella mano stretta alla propria, girando per gli Uffizi e vedere la gioia di scoprire e riconoscere quadri in quegli occhi bambini ma che stanno crescendo, gustandosi, sedute su un terrazzino, una squisita bruschetta al pomodoro, chiacchierando come con un'amica con quella che è invece una tua creatura, sentendosi ricche nonostante la reale penuria di conquibus, riabbracciando il resto della famiglia impegnato prima in una improbabile gara di matematica, temendo che quella dolce fanciullezza si tramuterà ben presto in una lotta adolescenziale all'ultimo sangue, sentendo le ginocchia che non ce la fanno più a camminare, ma desiderando che quella giornata non finisca più con quella luce, quell'atmosfera e quella insolita armonia...
in quei casi le supermamme non sanno come rendere grazie.
Si accorgono che il secondo appena passato è stato di quelli da tenere in cantina e ne hanno già nostalgia.

venerdì 29 aprile 2011

Delusione

Le supermamme a volte sono in preda alla delusione che racchiude in sé molto altro come la stanchezza, la paura, l’autostima, la voglia di riposo, l’incapacità di accontentarsi e rinunciare ad essere super supermamme.
Alcune vanno a pilates per mantenere postura corretta e flessibilità, altre fanno ancora pesi ed esercizi nelle palestre superaccessoriate, altre fanno corsi di logopedia per imparare a respirare col diaframma e parlare senza sforzare gola, corde vocali, muscoli del collo e tempie, altre frequentano corsi di aggiornamento di informatica, nuove tecniche, primo soccorso, sicurezza sul lavoro, disturbi dell’attenzione, contabilità…, altre ancora si regalano avvicinandosi ai quarant’anni massaggi rilassanti e rassodanti che rassodano l’ego più che le natiche e rilassano meno, soprattutto quando vedono il portafoglio, alcune lavorano extra per pagare la baby sitter dei loro figli, altre frequentano un corso di training autogeno per imparare a rilassarsi e si mettono nelle mani di psicologi fidati che le aiutino a dipanare matasse e a imparare a prendersi cura di sé altre ancora uniscono alcune o tutte queste variabili nella loro vita già zeppa di cose, impegni improrogabili o difficilmente dilazionabili, emozioni represse ed emozioni espresse,
Così sanno, sanno, fanno, fanno e un bel giorno sembra tutto per niente, e prevale la delusione perché respirano e parlano come prima e hanno sempre quel nodo in gola, il corso di informatica o contabilità impedisce loro di continuare a frequentare pilates con la conseguente rilassatezza dei muscoli che dovrebbero essere tonici e irrigidimento di quelli che dovrebbero essere rilassati, con le conseguenti parole dello psicologo che non tollera che non si prendano abbastanza cura di loro, con la conseguente inefficacia psicologica del massaggio durante il quale già si immaginano varcare la spiaggia con un tatticissimo pareo avvolto ai fianchi.
O forse basterebbe fermarsi un po’ prima, ma le supermamme non sanno mai quando, né come.

venerdì 22 aprile 2011

occhi di pasqua

Nell'era telematica a tutti, supermamme comprese, arrivano catene di ogni tipo sia via sms, sia via mail...un tempo chiamate catene di sant'antonio e puramente cartacee, ora raggiungono ogni angolo del mondo, promettono non solo soldi, ma fede, felicità, amicizia, sorrisi, talvolta miracoli. E le supermamme cestinano.
Ma talvolta danno una sbirciata; e altre volte, complice la conoscenza del mittente, leggono addirittura. Così capita loro di ricevere auguri di ogni tipo, soprattutto sotto le feste. E a volte non possono fare a meno di fermarsi sulle parole che sono state destinate loro e a chissà quanti altri.
Soprattutto se le parole invitano ad avere occhi di Pasqua, non intendendo di cioccolato fondente, nè di tagliatelle agli asparagi, fragole, colombe e neppure di torte pasqualine sbocconcellate con gli amici col tepore del sole e l'umidità dell'erba fuori porta.
Ma occhi Pasqua capaci di andare e guardare oltre, oltre quello che il momento presente fa vivere e che magari è doloroso, faticoso, impossibile o più semplicemente stancante. Oltre l'istinto di repulsione ed odio che a volte sono i più naturali. Oltre l'apparenza delle vite altrui e della loro stessa, capace e piena di risorse inaspettate; oltre l'abitudine e la routine; oltre la voglia di mandare tutto all'aria; la tentazione di essere onnipotenti; la brama di tutto quello che sembra servire ed è superfluo.
Oltre la morte per arrivare alla vita, concludono quegli auguri. E in tutta la pienezza di quelle parole le supermamme si augurano di farle proprie, almeno un po'.

sabato 9 aprile 2011

Gemma

Da sempre, da quando erano bambine, la primavera affascina le supermamme con tutto il mistero della rinascita, della crescita esplosiva, dei colori e degli odori che si fissano nella memoria e non la lasciano più. La maestra, poi, le portava in giardino a fare l'osservo e scrivo di raganelle, violette, occhi di madonna e gemme sugli alberi. Essa afforzava poi il concetto primaverile facendo studiare belle poesie sul tema i cui versi sarebbero venuti in aiuto alle supermamme nei momenti più disparati.
Così loro non dimenticheranno mai quel "verde che spacca la scorza che pure stanotte non c'era/e tutto mi sa di miracolo" (Quasimodo?) e ad ogni primavera quell'immagine ritornerà e ritornerà.
Se poi in una di quelle primavere nascerà una Gemma speciale che così, com'è naturale e incredibile allo stesso tempo, sbucherà fuori con il suo musino tondo e morbido e profumato di paradiso mentre un attimo prima era nel suo mondo di acqua e rumori lontani e nessuno la vedeva, quel "tutto mi sa di miracolo" diventa concreto, vita, potenza. Una vera e propria Gemma preziosa.

lunedì 28 marzo 2011

E-ducare

Nell’era di e-learning, e-commerce, e-teaching, e-mail, le supermamme vorrebbero cercare in rete tutto, in un istinto che ormai le porta con la mente e le dita a cercare in rete sia che si tratti di orari ferroviari, di ricette, sia di immagini di anfibi per la ricerca di turno.
Ma sanno che un rischio c’è: corrono con il pensiero alla rete come risolutrice di tutti i quesiti, come se cliccando potessero trovare tutte le risposte, da quelle di fede a quelle sul futuro, a come lenire un dolore, uno spavento, a come educare i propri figli.
E-ducare, condurre, dicevano gli antichi.
Sembrerebbe così facile prendere per mano e accompagnare le proprie creature lungo i sentieri diversi dell’esistenza, guidandoli, indirizzandoli, avvertendoli, insegnando loro trucchi e scorciatoie, a superare le fatiche, lo sconforto quando il sentiero si inerpica.
Ma si sbagliavano a sottovalutare l’impegno e la semplicità di quel gesto.
A volte si sentono perse loro stesse, soprattutto in questo compito. Stanno facendo bene? Hanno sbagliato strada? Li stanno troppo tenendo per mano? O troppo poco? ...ma come lasciarsi andare se si sentono così fragili e si abbarbicano con forza? Come, se il cambiamento li spaventa ed è difficile da gestire? Come, se altrimenti a loro pare di soffocarli? Alcune supermamme sembrano serene e tranquille nel gestire tutto anche se, a volte, da qualche parte, si mostra qualche cedimento.
Chi si interroga e riflette sul proprio operato è già sulla buona strada, dicono. E così le supermamme cercano di auto-confortarsi sperando che il loro buon senso, le nozioni apprese, il confronto e l’istinto mixati assieme rendano ragione del fatto che “le madri non sbagliano mai”, come ha insegnato a lungo un grande faro e maestro da poco scomparso.

giovedì 24 marzo 2011

Evenienze

Se nel mezzo della notte, magari proprio alle 3.25, mentre stanno dormendo e contemporaneamente pensando e cantandosi ossessivamente waka waka;
se improvvisamente sentono un oggetto non identificato piombare sul piumone che le avvolge e su di loro ed emettono un grido di paura;
se il loro cuore comincia a battere forte forte all'improvviso;
se non capiscono subito cosa stia succedendo e sentono anche un oggetto freddo metallico sulla loro guancia;
se avviene tutto ciò le supermamme realizzano che può essere una delle loro creature, possibilmente dotata di apparecchio ai denti detto "baffo", la quale avendo il letto completamente disfatto ha pensato bene di rivolgersi a loro e approfittando dell'occasione si è avviluppata al loro corpo pretendendo una coccola prima di tornare nel proprio letto.
(...il bello è che nonostante l'inopportunità del momento le supermamme non possono fare a meno di godere di quel corpicino morbido e profumato vicino a loro, come un orsacchiotto di peluche quando erano bambine)

lunedì 21 marzo 2011

medico di base

Le volte in cui alle supermamme tocca di aspettare nell'anticamera del medico di base, tra il sottile odore di disinfettante a confermare l'idea di pulizia, si accorgono di essere circondate da donne e uomini generalmente più più anziani di loro.
In queste inutili attese utili le supermamme hanno la sensazione di perdere il loro tempo e l'oggetto più osservato da tutti è lo squallido orologio appeso al muro retaggio di qualche casa farmaceutica.
Le situazioni che si presentano alle supermamme si alternano tra il malinconico e il buffo. Spesso il tono di voce delle persone presenti, complice l'incipiente sordità, è talmente alto che il concetto di privacy è molto relativo e l'anticamera diventa un vero e proprio villaggio globale: una signora enumera prodezze e corsi di studi dei suoi otto nipoti, un'altra si siede al tavolo delle riviste per spulciare e commentare ricette culinarie perchè lei "cucina cucina cucina"; un signore giovane (una volta) ostenta sicurezza; un marito ottantenne accompagna dolcemente la moglie con cui ha un'eterna confidenza, con la quale fa qualche risata, alla quale spiega quel che succede e si dice, riferisce i discorsi a lei che non solo non sente bene, ma soprattutto è persa in un mondo che non conosciamo e che non ci appartiene; una signora si apposta tutta bardata sulla sua sedia e incrocia le mani sulla borsa appoggiata sulle ginocchia come una sfinge in attesa.
In quell'illuminazione innaturale con il neon, con la sera che sta calando, le supermamme osservano capelli ingrigiti o resi gialli e stopposi da casalinghe tinture, sguardi segnati, scarpe oropediche, calze contenitive, sorrisi persi nel vuoto e si inquietano pensando se anche loro saranno infine così.

mercoledì 16 marzo 2011

Una presenza fatata

Tutte le supermamme sono speciali per un motivo o per l’altro e lo sono soprattutto per chi le ama come mamme e come donne, come amiche o colleghe. Alcune però, è innegabile, hanno una marcia in più. Non si tratta di marce che fanno correre veloci sulle autostrade della moderna società, ma di marce speciali, che riguardano la profondità della vita, dell’amicizia, dei valori, del rispetto profondo.
Una di queste supermamme se ne è andata da poco strappata in un attimo all’amore di tutti. Non era più giovane, eppure giovane lo era. Nel sorriso, nella cura di sé, nell’attenzione verso tutti, nel rispetto e nel desiderio di pace. Chi l’ha ricordata nell’ultimo saluto ha messo in luce con poche parole tutta questa ricchezza che si sentiva quando la si incontrava.
E’ vero che un angelo in più è in cielo, però di angeli così c’è bisogno proprio qui sulla terra perché davvero la sua presenza rasserenava e addolciva il cammino che a volte può essere duro.
La sua eredità di supermamma (davvero super) resti almeno come esempio per tutte coloro che hanno potuto godere della sua bella persona.

sabato 12 marzo 2011

miracoli inaspettati

Che quel pianto inginocchiate sul bidet, con il test di gravidanza in mano chiedendosi come avrebbero fatto ad essere brave supermamme con due frugolette nate così vicine l'una dall'altra, sia ora una ragazzina di 10 anni, con un dolce sorriso beffardo e le lentiggini quando c'è il sole, alle supermamme pare l'eterno miracolo della vita.

mercoledì 9 marzo 2011

Perchè?

Perché di notte anziché dormire i pensieri a volte si impongono e ci tengono all’erta nella loro oscurità o nella loro precisione?
Perché non si riesce a rimandare a domani la riflessione, la programmazione, ogni stupida o grande considerazione?
Perché di notte sembra tutto chiaro, limpido e liscio e poi il mattino ogni pezzo non si incastra più bene?
Perché ci si sposta l’anello sulla sinistra per ricordarsi quella cosa e al mattino non ci si ricorda cosa si doveva ricordare? (ma l’anello lì a sinistra c’è)
Perché cose che sembravano immense di notte ora con la luce diventano quasi delle sciocchezze?
Perché la mente continua a scrivere post su ogni avvenimento o pensiero e poi non c’è più il tempo o la concentrazione per scriverlo come si deve?
Anziché dormire le supermamme a volte pensano. Perché?

giovedì 3 marzo 2011

Magie e paure

Quando il dottore appoggia sulla pancia tesa e liscia quella specie di mouse pieno di gel le supermamme per un attimo trattengono il fiato. Non già per il brivido che le percorre per effetto del freddo gel azzurro e un po’ appiccicoso, quanto piuttosto per il condensato di pensieri inespressi e pur presenti sempre, ad ogni ecografia.
Il dottore si muove agilmente su quella luna bianca e sullo schermo appaiono forme strane più o meno identificate o identificabili, si sentono bip bip corrispondenti alle varie misure confrontate con parametri di ogni tipo, si sente il galoppo veloce di quel potente minuscolo cuoricino, e ancora le supermamme ostentando tranquillità trattengono un po’ il respiro.
Sì, perché vedere la loro creatura aggrovigliata tenersi i piedini con le mani e appoggiarli sulla testina fa trattenere il respiro. Vedere la pianta di quel piedino o quel nasetto all’insù nascosto da mille altre forme misteriose, le investe di un misto di paura ed emozione. Si sentono improvvisamente desiderose di conoscere quel musetto e di accarezzarlo e di sfiorare la morbidezza ineguagliabile di quella pelle; contemporaneamente non si sentono affatto pronte, anche se già mamme, temono il momento fatidico in cui dovranno affrontare il parto, la natura esplosiva, il sonno perduto, i nuovi rapporti famigliari, i nuovi ritmi, l’organizzazione di tutto, una nuova persona con cui relazionarsi.
Un altro brivido di paura le percorre, ma non è solo quella, è anche la magia dell’evento a cui non si è mai preparati, per quanto lo si pensi. E’ quella misteriosa vita che ondeggia dentro di loro, e le spinge, e le fa sussultare e si dondola al ritmo del loro cuore e che tra poco, pochissimo, terranno tra le braccia avvolte da nuvole di stoffe morbide e dolci pensieri.

mercoledì 23 febbraio 2011

Taciturne chiacchierone

Sicuramente il carattere delle supermamme si differenzia molto a seconda della persona in oggetto, quella che sarà più espansiva, quella più chiusa, quella disposta a socializzare facilmente, quella maggiormente dedita a affari privati, quella desiderosa di condivisione, quella invece più predisposta a tenere tutto per sé…
Accade però, in una strana alchimia, che anche le supermamme taciturne, o comunque riservate, socievoli, ma moderate si sentano per un giorno chiacchierone. Si vedono dall’alto, da un ipotetico google mum, e si accorgono che dalla parrucchiera, complice l’esiguo numero di avventrici, stranamente parlano con la signora che spunta loro le chiome come di solito non fanno, si esprimono in giudizi sui propri strani vicini di casa o sui propri sentimenti di fronte a casi della vita come mai era capitato di fare, solitamente chiuse in un silenzioso riserbo e in un affastellarsi di pensieri. Anche in cartoleria la gentile signora che fa il conto si lascia andare a confidenze sul proprio modo di prepararsi i vestiti di fretta il mattino, ed anche qui le supermamme non si trattengono dal conversare condividendo le proprie abitudini. Altre volte accade per telefono, con amiche che avevano chiamato solo per un veloce accordo e che invece si sentono travolte da un fiume di parole (forse capiscono ora la metafora sanremese stranamente vincitrice alcuni anni prima! Anche con i propri famigliari devono raccontare quello che è successo prima, al lavoro, al supermercato, dal dentista. Vorrebbero fermarsi, ma non ci riescono, hanno bisogno di esternare, esternare, comunicare, parlare!!!
Perché? Forse Freud o Jung (sapete la differenza? Qualcuna di voi sicuramente sì!) darebbero la loro spiegazione ma molto banalmente alle supermamme viene qualche intuizione…
Chiameranno quell’inspiegabile irrefrenabile parlantina in vari modi: bisogno di rapporti over 10, esorcismo della solitudine, condivisione con donne che si sentono affini, tirare fuori una parte nascosta di sé, voglia di esserci, necessità di essere ascoltate dopo tanto ascoltare, dirsi e quindi affermarsi, normalità di un genere, quello femminile, che ha in sé la cifra del comunicare… voi come la definireste?
Certo si stupiscono di essere così, quelle volte, e un po’ se ne vergognano, in quella immancabile tendenza a darsi sempre un giudizio, possibilmente negativo. Eppure quel giorno erano proprio delle taciturne chiacchierone.

mercoledì 16 febbraio 2011

Spietate

Pensieri spietati: non ce la faremo mai, usciremo da questa situazione?, era meglio una volta, non siamo più gli stessi, il meglio è già alle nostre spalle…
Giornate spietate: niente si incastra, tutto va a rotoli, oggetti cadono, lampadine si fulminano, il tempo manca, ci si sente inermi, ci si sente braccati…
Figli spietati: preoccupano, angosciano, rinfacciano, vomitano di notte, brontolano di giorno, piangono di notte, ci svegliano di giorno (negli unici istanti di riposo rubati a tutto per chiedere se è giusta un’operazione o una frase), non mangiano, mangiano troppo, escono, stanno troppo in casa, pretendono affetto, rifiutano affetto…
Mariti spietati: non capiscono, si adeguano, non propongono, si isolano, non comunicano, invecchiano dentro, criticano, non sostengono, fanno finta, non si sintonizzano, comprendono a fatica…
Quelle volte in cui tutti questi pensieri assieme si affollano nella loro mente le supermamme si sentono spietate, soprattutto verso di sé.

mercoledì 9 febbraio 2011

Rimbalzi

Come strani fantastici atomi le supermamme inconsapevolmente formano molecole. Si uniscono e si dividono formando agglomerati che possano resistere alle difficoltà dell’esterno, o come batteri che si chiudono a spore per difesa dai nemici.
Le supermamme che aiutano i loro figli più grandicelli nello studio delle materie scientifiche possono avere la loro mente influenzata da metafore simili, in cui percepiscono la realtà similmente alla materia visibile solo attraverso la lente di un microscopio. Ma è proprio così.
Infatti quando una di loro si trova in difficoltà fisica o morale, a partire dal nucleo famigliare, le supermamme si uniscono, si supportano, si rafforzano a vicenda.
Avviene uno strano fenomeno per cui il grumo di dolore vischioso che assale una di loro viene respinto da tutte assieme in una forma di solidarietà unica e rara.
Si sosterrà a parole e con i gesti, si accudirà, si organizzeranno serate o diversivi, ci saranno telefonate, sms di attenzione, abbracci, compartecipazione, solidarietà.
Quel dolore rimbalzerà poi, nei casi della vita, ad un’altra supermamma che da aiutata diventerà aiutante, da anello forte ad anello debole, da indistruttibile a fragile, da fantasiosa a povera di idee. Ma subito entrerà in gioco, misteriosamente e delicatamente, la formazione di quella molecola in cui il sostegno reciproco aiuterà a sopravvivere.
Più problematico sarà il caso in cui tante supermamme contemporaneamente si sentano deboli, sfiancate dalla vita e debbano affrontare un momento difficile. Dove troveranno le risorse?
Sicuramente la natura sotto la lente di ingrandimento non si lascerà abbattere e riserverà nuove sorprese.
(PS. un anno giusto di fedeltà al blog è una piccola conquista di una supermamma. Auguri!)

giovedì 3 febbraio 2011

voltarsi indietro

Capita che inaspettatamente, per la defaillance di un amico o un parente, le supermamme vengano invitate al teatro per fare compagnia e per riempire il posto altrimenti vuoto e già pagato.
Capita che le supermamme accettino senza indugi e riescano pure ad organizzare la serata già complicata a tempo record.
Così in un lampo si riprogrammano, si docciano per sentirsi in ordine e profumate (al teatro ci sono sempre nuvole di profumo) si vestono un po’ più elegantemente del solito (anche se non tutte le supermamme dispongono di una serie così vasta “da teatro”; anche se il dress code del teatro, noteranno poi, non è più così rigido come si ricordavano) e dopo una cena al volo (i toast risolvono a meraviglia!) partono per la meta.
Non sanno neppure cosa andranno a vedere ma il velluto rosso delle poltroncine, unito al tepore confortevole dell’ambiente, le accoglie morbidamente e le fa entrare subito in un’altra dimensione. Tralasciando il fatto che verso la fine un po’ di sonno le pervade (d’altra parte non sono più abituate alle uscite serali) e il fatto che qualunque cosa pur di uscire andava bene, le supermamme riescono a rilassarsi, a godersi la magia del palcoscenico, che non a caso è detta così, proprio perché si entra magicamente in un altro mondo e si dimenticano per un po’ gli affanni. E a fine recita sono proprio soddisfatte, contrariamente agli abituee pluri abbonati da anni che, vedendo di tutto e di meglio, trovano lo spettacolo noioso e insipido.
Così nella nebbia gelata di fine (sperano) inverno tornano al tepore delle loro case e nel tragitto si voltano un attimo indietro… no! Non è possibile! Da quando sono nati i loro cuccioli non sono più andati a vedere uno spettacolo di prosa che sia uno! Non è possibile che sia davvero così tanto tempo! Più di 10 anni! E’ vero che il cinema non è stato totalmente disertato, è vero che al teatro con i bambini si è andati abbastanza spesso, è vero che oltre il biglietto bisognava pagare anche la baby sitter, ma non sembra vero che sia tutto questo tempo. Eppure allora era così famigliare e consuetudinario… un titolo attirava, si prendevano i biglietti e si andava. Per non parlare di quando andavano con gli abbonamenti della scuola; ricordano il magico misto di odore di legno, stoffa, polvere non stantia e profumi nell’aria, ricordano le nuvole in controluce all’accensione dei fari, le mani che friggevano per far uscire attori più o meno famosi, la voce e il sorriso di quel compagno di liceo che le aveva fatte innamorare e soffrire per anni proprio a partire da uno di quei pomeriggi a teatro.
Le supermamme si voltano indietro un attimo a tutto questo prima di mettere la chiave nella toppa di casa e non si accorgono che sia passato tanto tempo perchè stasera si sentivano quasi come delle bambine a cui hanno pagato la gita, vergini e ingenue davanti al palcoscenico.

mercoledì 26 gennaio 2011

Una bolla di vita

Lungo il fiume le ancelle preparavano la regina per il suo ultimo viaggio. Profumi, balsami, spugne di acqua fresca, teli immacolati e vesti sontuose, le migliori, avvolgevano il corpo regale. Nel lontano medioevo.
O forse ancora oggi, quando una supermamma se ne va. Le figlie, come ancelle, la preparano a festa e tutto il dolore si stempera in quell'accudimento, il ciclo della vita si completa in quel corpo molto anziano finalmente rilassato e rasserenato. E lì attorno convengono tutti quelli che da quel corpo discendono o che ad esso sono stati legati, figlie, figli, nipoti, pronipoti, generi, nuore, amici lontani e conoscenti vicini... per un attimo di fronte a quel corpo immobile tutto si racchiude in una bolla di vita. Troppi sono i pensieri per essere contenuti, troppi i ricordi che si vorrebbero fermare e fissare, troppo il desiderio che davvero ora, di là, ci sia la pace e il senso. Ci si limita a restare sospesi in quella bolla di vita, succhiandone il valore e gli insegnamenti. Sperando che non scoppi troppo presto facendo disperdere tutta la saggezza.
(Ti vogliamo bene supernonna Bice).

sabato 22 gennaio 2011

Ispirazione

Forse perché le cose a cui star dietro aumentano smisuratamente, forse perché subentra l’alterazione dei delicati equilibri delle costellazioni famigliari, forse perché ormoni, condizioni meteo, flussi del bioritmo, quadri astrali non sono ai loro massimi livelli… alle supermamme talvolta manca l’ispirazione.
Così non hanno idea di cosa preparare per cena, non sanno che vestito mettersi che le faccia sentire bene, non sanno trovare le parole giuste, non si sentono adatte a ricoprire quel ruolo lavorativo, non sanno che libro leggere, che cosa scrivere in un post; si sentono, per così dire, fuori fase. Sembra che la loro creatività ad ampio spettro sia andata in stand by, per riprendersi non si sa quando…
Ed è, a guardarlo bene, un campanello d’allarme.
Eppure le supermamme in fondo in fondo conservano un lumicino di ispirazione e forse intuiscono cosa ci vorrebbe per rinvigorirlo.
E vorrebbero sprofondare tra le coltri fino a mattino inoltrato senza nessun tipo di sveglia, ridere a crepapelle per un film o qualche spettacolo fantastico, dormire tutta una notte intera senza essere svegliati da alcunché, comprare quelle 2-3 (mila) cosucce che sono in lista nella loro mente, essere invitate per una cena in compagnia e non dover pensare a niente, rotolarsi su un prato come bambini, fare cinema + pizza senza la stanchezza di metà serata e senza dover correre a fermare il tassametro della baby sitter, ricevere una telefonata, una mail, una lettera che annunci qualcosa di bello per loro, vivere una giornata senza discussioni, litigi e pretese dei propri figli, sentire al tg che qualcuno ha voglia di speranza, pulito, giustizia, normalità.
E’ che a volte, questa, sembra un’altra vita.

mercoledì 12 gennaio 2011

Aureole

Come fanno le supermamme a diventare sante? Non si sa esattamente quale sia la procedura, certo è che talvolta sulle loro teste di diverso colore e foggia compare un barlume, un luccichio, un alone che farebbe pensare senza ombra di dubbio ad un’aureola. Non si sa se essa compaia dopo ore o giorni di sopportazione e pazienza oppure possa apparire subitanea per un improvviso evento che le porta alla beatificazione.
Nel primo caso infatti succede che le supermamme sopportino lunghi piagnistei, infinite richieste, chiamate continue diurne e notturne; debbano mediare tra cuccioli che litigano per ore e per futili motivi; debbano aspettare fuori da palestre, piscine, assorbire vapori clorati, ascoltare discorsi non richiesti e piagnucolii di figli non loro, debbano incitare al coraggio, portare in braccio bambini addormentati sul tram, con la borsa che scivola lungo il braccio, il piumino addosso che col caldo sembra ora un cilicio, provvedere a fame e sete improvvisa, o altrettettanto improvvise pipì e popò… e l’alone sulle loro teste compare.
Altre volte invece basta un attimo e succede che la loro giornata che sembrava serena volga al peggio e anziché godersi la piacevole stanchezza soddisfatta debbano rimboccarsi le maniche e risolvere situazioni. Nel bel mezzo di una pizza serale in compagnia, ad esempio, un improvviso probabile o improbabile mal di orecchie (già sedato da giorni di antibiotico, per la somministrazione del quale già c’era stata la crisi di coscienza delle suddette) fa piombare le supermamme in un tunnel di prostrazione e dubbi… sarà vero o è la stanchezza? Devo assecondare o ignorare? Avrà male o è solo stanco? Tutti i tentativi di distrazione del piccolo servono solo momentaneamente e al sorriso si alterna un lamento semi disperato per cui non si sa se consolare o schiaffeggiare (metaforicamente, s’intende!). Alle supermamme si fredda la pizza, si chiude lo stomaco, si sgonfia la birra, viene paura per la sorte del piccolo, rabbia per la propria sorte, angoscia per come sarà la notte, desiderio di passare un’allegra serata in compagnia, rimorso per non aver coperto abbastanza le orecchie, nervoso per l’esagerazione di quel lamento che sembra piuttosto costruito, frutto di stanchezza e voglia di attenzione più che d’altro. E se poi si aggiunge che il bambino in oggetto ad un certo punto sospende il lamento atroce per chiedere la benzina e che si indispettisce pure del fatto che la sua mamma non capisca che la benzina è la benzina (leggi: ho fame!, ma perché non dirlo???!?); e si aggiunge che il dolce pargolo, avuta la benzina, si addormenta in auto e dorme sino al mattino successivo senza problemi a confermare i precedenti sospetti di grande stanchezza; e si aggiunge che l’altro figlio senza le attenzioni della propria insostituibile mamma, mette su un broncio altrettanto snervante… be’, il minimo che possa capitare è proprio quell’aureola sulla testa.
Non è dato sapere se sia formata dalla luce dell’elevazione spirituale cui deve sottoporsi la supermamma o dal fumo della rabbia che monta da dentro ma con un po’ di attenzione si nota facilmente.

sabato 8 gennaio 2011

Propositi da inizio anno

Tutte le supermamme, una volta inscatolato il Natale, si proiettano mentalmente al nuovo anno che pare riavviarsi davvero solo con la ripresa della scuola dei figli.
Solo con la riapertura dei magici cancelli delle scuole di ogni ordine e grado tutti i ritmi famigliari ritornano alla normalità, ovvero a quello stato di caos e multiforme varietà di attività che di normale non ha proprio nulla!
Così, per evitare che il pensiero di ritorno a quella normalità le angosci, le supermamme fanno buoni proprositi...
Preparare sempre il pranzo alla sera in modo da trovarlo pronto il giorno dopo, magari fare anche un'ipotetica lista di cibi da cucinare durante la settimana, magari dei cibi ipocalorici per tornare in forma smagliante dopo le abbuffate delle feste, magari rinunciando a quell'enorme quantità di cioccolatini che trasbordano dalle ciotole in giro per la casa, magari facendo finta che con la befana non inizi il carnevale con relativi dolci caratteristici....
Riuscire a fare andare a letto prima i propri bambini, evitando di ridurre il tempo per sè a quella mezz'ora di atarassia davanti a improbabili programmi tv, magari riuscendo a cenare prima, magari avendo fatto abluzioni, compiti, preparativi per la scuola prima di cena, magari riuscendo a rilassarsi un po' prima di andare a letto, magari riuscendo a utilizzare il letto anche per effusioni amorose oltre che per schiattare morte...
Dividersi bene i compiti familiari in modo da non essere sovraccaricate di lavoro tra spesa, tassista per i figli in giro per la città, riunioni pomeridiane, bucato e pulizie minime, magari riuscendo a fare la propria ginnastica settimanale senza ansia per il prima e il dopo, magari riuscendo a trovarsi ogni tanto per un tè e delle chiacchiere con qualche amica, magari riuscendo a ritagliarsi qualche oretta qua e là per togliersi qualche voglia in shopping...
Essere più attente all'educazione dei propri figlioli, magari evitando di sbottare quando la stanchezza assale, magari riuscendo a trovare le parole giuste al momento giusto, magari trovando il giusto equilibrio tra dovere e accoglienza, magari sapendo capire i bisogni dei propri cuccioli senza tralasciare i propri...
Riuscire a far quadrare il bilancio familiare per fare qualche viaggetto anche breve, per ossigenare la mente, per arricchirsi di una ricchezza che resterà per sempre nel proprio bagaglio di vita, magari in qualche gita con amici lontani, magari per tuffarsi in quel mare super azzurro, magari per pedalare in giro per l'Europa, magari per una notte in quella città d'arte, magari in una due giorni di relax per sposi, per fare il punto della situazione...
Le supermamme fanno propositi per l'anno nuovo e mentre li fanno risuona nella loro mente la canzone di Gaber che ora piace tanto alle loro creature e che ripete ossessivamente: "Utopia...Utopia...Utopia, pia pia..."...
Chissà!