venerdì 30 settembre 2011

La prima volta

In questo capitolo del grande manuale sulle supermamme non si tratterà del mitico mitizzato mito del primo approccio amoroso-sessuale delle suddette, ma di un altro passaggio significativo della loro esistenza non meno coinvolgente e sconvolgente.
Si tratta della prima volta che le supermamme fanno “bagagli e burattini” (per lavoro, per divertimento, per prova, per curiosità...) e partono, da sole.
Da sole? Il concetto stesso appare strano e impossibile. Be’, certo, il pensiero correrà chissà quante volte ai loro frugoletti e al compagno di vita a casa, e quindi sole davvero non lo saranno mai, ma questa volta in viaggio saranno proprio senza di loro, senza quella porzione di famiglia che è più dentro che fuori di sé.
Nei preparativi per l’evento le supermamme cercano di non sentire troppo quelle diverse vocine interiori che le spingono ora a sentirsi in colpa, ora a gioire per l’inaspettata occasione, ora ad avere paura che succeda qualcosa (le supermamme che temono l’aereo, poi, non ne parliamo!), ora a dirsi che è tempo di iniziare a dare segni di taglio al cordone ombelicale, ora a convincersi che è la cosa giusta, ora a pentirsi di avere accettato, ora a pensare freneticamente a tutto quello che chi resta a casa dovrà fare nei quattro giorni senza di loro (con conseguente preparazione di cibo, organizzazione di spostamenti, indicazioni sul vestiario) …
Con l’apparente motivazione di preoccuparsi per il papà e i cuccioli che resteranno a casa celano la paura o comunque lo stranimento per fare qualcosa che non capitava da anni, o millenni: qualcosa che riguardi loro stesse e basta.
E non si sa se alla fine sarà una bella o cattiva esperienza, di certo è un passo importante perché da tanto non si vedevano dall’esterno come esseri indipendenti (o pseudo-tali!).
Immaginano già la necessità di lunghe conversazioni telefoniche serali, ipotizzano strani collegamenti via web, devono necessariamente portarsi un libro da leggere sufficientemente allegro da nascondere le nostalgia.
Ma sotto sotto vogliono sentirsi vive, libere, felici, scoprire e conoscere luoghi e persone; essere più ricche dentro e poter raccontare; addormentarsi soddisfatte serene e sufficientemente stanche la sera; e non sopportano di essere così complicate da non poter semplicemente partire.
A proposito: sono tutte così complicate le supermamme?

martedì 27 settembre 2011

Bob e il profumo del pomeriggio

Tutte le volte che le supermamme andando al lavoro incappano in un riccio spiaccicato sull'asfalto non possono fare a meno di pensare alla puntata in cui Bob aggiustatutto costruisce un sottopassaggio per la famiglia dei ricci che devono attraversare la strada.
E' un mito Bob! Aggiusta e sistema ogni cosa e soprattutto catalizza l'attenzione dei più piccoli con dolcezza.
Così le supermamme pensano ai pomeriggi in cui quello era l'appuntamento gioioso (questo tipo di magia è stato annientato dall'arrivo del digitale terrestre che rende tutto così banalmente e stupidamente disponibile), in cui i propri cuccioli si entusiasmavano per le avventure di un omino di pongo e i suoi fantastici amici, o nello scegliere il documentario da vedere a geo e geo, in cui il latte e ovomaltina iniepidito lasciava adorabili baffetti bianchi sulle labbra, e i pezzetti di lego sparsi sul tappeto sarebbero diventati la sera noiosissimi da riporre nella scatola.
Sarà perchè si idealizza sempre il tempo andato, sarà perchè il suddetto tempo passa troppo troppo velocemente, sarà perchè anche loro adoravano guardare Bob, magari sferruzzando sedute sul divano in quei lontani vicini pomeriggi, ma tutte quelle ore mancano alle supermamme davvero tanto. Nel ripensarle, ora, sembrano quasi di relax e anche se sanno benissimo che non erano tali, Bob resta nel loro cuore assieme al profumo di quei pomeriggi in casa.

lunedì 19 settembre 2011

in una carezza

Passando la sera o la notte nella camera dei cuccioli, un istante prima di stendersi nel proprio letto e spegnere l'energia, le supermamme passano una carezza lenta e leggera sulle teste dei loro bambini.
Li vedono lì indifesi e forti, addormentati sognanti, più o meno cresciuti eppure identici a quando erano in culla, con gli stessi lineamenti rilassati, i capelli ancor più soffici, le ciglia lunghe a disegnare profili.
E vorrebbero dire tante cose, vorrebbero pacificare tutte le tensioni della giornata, spiegare tutte le cose non dette, soffermarsi ora su quello che per impegni o stanchezza o fretta era stato tralasciato...
E con quella carezza vorrebbero dire più o meno così: "ti voglio un bene che non si può dire; scusa se mi sono arrabbiata perchè le divisioni a due cifre non ti entravano in testa; scusa se in quel momento non ho capito che bastava ascoltarti un attimo; se non ho prestato attenzione ai tuoi capricci con cui mi volevi dire qualcosa; perdonami se non sono riuscita a dirti più cose positive che negative, se non ti ho spiegato il senso dei "no"; se mi sono fatta uscire la rabbia; sapessi quanto mi dà fastidio quella cosa, come mi riempie di frustrazione e nervosismo...so che dovrei metterli da parte, ma non sempre ce la faccio; sapessi quanto vorrei darti un futuro sereno, che quasi, e forse a torto, mi sta più a cuore del mio; sapessi quanto vorrei insegnarti la fede, la speranza, l'amore e quanto invece mi senta imperfetta ed inadeguata; non vorrei che assomigliassi troppo a me soprattutto nei difetti, ma mi sa che giorno dopo giorno qualcosa stai assorbendo; vorrei sapessi quanto difficile è a volte dirti la cosa giusta, fare la scelta giusta, risponderti nel modo più libero e vero; non sai che cosa provo mentre ti guardo dormire, vorrei che passasse tutto questo amore, anche solo con il pensiero...."
Le supermamme si chiedono se con quella carezza riescano a far sentire tutto questo e molto altro; probabilmente no, hanno avuto tutto il giorno per dimostrare tanto.
Eppure non rinunciano a quel momento di pura vita.

mercoledì 7 settembre 2011

In ricerca

A volte le supermamme desidererebbero metterci una croce sopra, ripartire da zero, buttare via tutte le boccette, i granulini, le prescrizioni, le pastigliette, i medicinali allopatici, omeopatici, fitoterapici, i rimedi della nonna, della zia e della prozia, le tisane, gli infusi,…e trovare davvero quel che fa per sé.
Certe e grate del fatto che la “medicina tradizionale” magari davvero ha salvato loro la vita, si rendono però conto che non le ha però mai capite davvero fino in fondo, non si è presa cura di loro come desidererebbero, quasi prese in braccio, confortate, ascoltate, curate.
Ma neppure semi di pompelmo, scrocchiature di collo, riflessologie, magnetoterapie, fiori di Bach, raddrizzamenti di colonna con strane pistoline gommate, acque energizzate, ionizzate, probiotici e prebiotici, aloe, guaranà, acai, radici, oli essenziali (…e molto altro ancora) hanno la capacità di sortire il medesimo effetto. Forse bisogna accontentarsi o trovare il rimedio giusto?
Per questo le supermamme sono alla ricerca, e vorrebbero ricominciare da zero a capire quel che fa per loro, perché nei piccoli o semi-grandi acciacchi della vita quotidiana vorrebbero poter dire, come talvolta qualcuno dichiara: “mi ha risolto la vita!” (ovvero il mal di testa, il collo incriccato, la dermatite, l’allergia alla polvere….).
Loro per il momento si muovono ancora a tentoni, e un po’ sono stufe, perché in fondo è un bisogno profondo di spiritualità e di comprensione che in mezzo a tanti stimoli quotidiani ancora non viene ascoltato del tutto. Ricordano il Battiato della “Cura” che prometteva di sollevare da ogni paura e da ogni ipocondria e vorrebbero volare alte, leggere, serene, sagge, e arrivare all’essenza di tutto giorno dopo giorno.
p.s. piccola soddisfazione personale: post n°100 :-)

sabato 3 settembre 2011

Considerazioni inaspettate dal diario di una supermamma

Certo che le supermamme che hanno vinto una vacanza pagata in un bio-hotel dell’Alto Adige grazie ad un concorso di disegno vinto da una propria creatura sono davvero fortunate. Vuoi mettere la soddisfazione?
Si può provare ad immaginare cosa possa succedere quando un’evenienza del genere si realizza.
Arrivando da una pianura straordinariamente calda e afosa in un paesaggio luminoso, verde, isolato e rilassante, anche al primo sguardo le aspettative non possono che essere altissime. Osservando sin dal viottolo quel castelletto bianco costruito con bioedilizia e incastonato come una pietra preziosa in quel contesto le aspettative si rinforzano.
Eppure entrando in quel silenzioso hotel nel primo pomeriggio (come entrare in una grande città la domenica), e osservando i due unici ospiti già visibili, che si scopriranno poi senza dubbio particolari, un leggero senso di inquietudine le pervade: i due ospiti parlano senza emettere suoni, sorseggiano acqua lentamente e indossano calzini alla caviglia rigorosamente uniti a sandali tedeschi; intorno c’è quasi troppo silenzio e la camera assegnata non ha il classico odore di igienizzazione standard degli alberghi normali, ma è pervasa da essenza di pino mugo (o almeno così le supermamme credono); alle pareti gentili scritte chiedono di non portare il cellulare a cena e di spegnerlo durante la notte; in bagno il sapone per le mani sembra zucchero di canna profumato… “Come farò a resistere qua due giorni?” si chiedono inquiete e un po’ ansiose le supermamme “Forse non è quello di cui avevo bisogno”...
Ma si sbagliavano di grosso! A parte il fatto che il sonnellino pomeridiano in quella quiete fresca e odorosa le rigenera e le ristora in poco tempo, ma poi tutto nei giorni successivi le fa entrare in una nuova dimensione, magica, diversa, rigenerante e vera, di cui (loro e il resto della famiglia) avevano inconsapevolmente bisogno. Cibo squisito scandito con ritmi nuovi ma molto funzionali (colazione abbondante e ricca, pranzo frugale e leggero, cena sontuosa ma equilibrata… e niente cellulare!), bagni in piscina, relax su comode chaise longue a osservare quel cielo e quel verde, non avere altri programmi e altre urgenze che quella di essere lì, e stare.
Proprio rilassate davanti al verde del bosco, osservando le nuvole basse che si spostano e il vento che passa muovendo più o meno delicatamente i ciuffetti dei pini, ripensano che “l’essenziale è invisibile agli occhi” come diceva Saint-Exupery e che il vento non si vede ma c’è nelle nostre vite,come cantava Christina Rossetti. E quasi si commuovono.
Loro non lo sapevano e non se lo immaginavano, eppure quello che tanto le spaventava all’inizio, la quiete, il silenzio, l’abbandono di tecnologie quotidiane e ritenute assolutamente indispensabili ad ogni istante (in camera niente tv), il buon cibo, la cordialità dei proprietari… tutto ciò le avrebbe fatte stare bene e in armonia e non vorrebbero andarsene più da lì.
Ps. - Solo alcuni particolari da chiarire: la capacità degli ospiti tedeschi o austriaci di tuffarsi nudi nel laghetto biologico alle 8 di sera e 13 gradi esterni (con figlie delle supermamme “normali” che aspettano alla finestra il momento della fuoriuscita dall’acqua); la capacità degli stessi di mangiare parlando in assoluto silenzio; la capacità di indossare quei sandali tedeschi con le calze.
Per il resto: consigliato!