mercoledì 25 luglio 2012

Riposini

C'è un aspetto nelle esistenze delle supermamme che si rivela particolarmente controverso e spinoso e per cui la trattazione meriterebbe un lungo approfondimento: il riposino pomeridiano.
Alcune supermamme ne necessitano quotidianamente, ad alcune bastano dieci minuti per scrollarsi di dosso la fatica, ad altre non basta un'ora, alcune non ne necessitano perchè fa venire mal di testa, altre ne necessitano ma non se lo possono permettere e la giornata continua senza sosta saltando a pie' pari questo misterioso momento toccasana. Le recenti ricerche confermerebbero la bontà del riposino e in certe aziende i lavoratori dispongono addirittura di un luogo ove poter sostare e rilassarsi nel post prandium... Tant'è!
Ma la multiforme categoria delle supermamme ha una variabile in più: il non poter disporre liberamente, sempre e comunque, del proprio tempo. E così accade che il proprio eventuale riposino pomeridiano deve necessariamente intrecciarsi con quello dei propri cuccioli. E questa non è cosa semplice.
Dopo il parto la giovane supermamma viene caldamente incoraggiata da tutti al riposo pomeridiano, mentre il neonato dorme;  ma nessuno avverte mai che il piccolino spesso non dorme, o dorme nel momento sbagliato:  in auto tornando dal pranzo dai nonni, mentre la mamma mangia, un po' prima del pranzo rincasando dalla passeggiata...  a nulla valgono i tentativi di tenerlo sveglio; se vuole, il piccolo, è una potente arma di tortura!
Non molto meglio accade se si hanno due o più cucciolotti di età diverse perchè la regola base sarà quella dell'alternanza perfetta tra l'uno e l'altro; e, anche qui, ad essere schiacciati, i poveri genitori.
Anche  quando finalmente l'autonomia dei cuccioli grandicelli consentirebbe una maggiore possibilità di riposo alle supermamme, non è detto che tale momento  riesca: si "consigliano" i cuccioli a fare "giochi poco rumorosi" (ma perchè non dormono più poi??!), o a guardare la televisione ad un volume basso, o a fare i compiti... In questo caso la nemesi vendicherà le colpe remote delle supermamme quando i loro padri si alzavano infuriati dal riposino perchè avevano fatto troppo rumore (eppure erano sicure di avere agito silenziosamente!): infatti mentre ora, da grandi, le supermamme si apprestano a quei dieci minuti di ricarica, quelle pesti "silenziosamente"  le svegliano per chiedere se il problema è fatto bene, se possono accendere la tv, ciabattano nei loro pressi con passo fastidioso, alzano i volumi incuranti di quella necessità di quiete...
Vabbè, è il destino, si potrebbe dire; se non ci fossero quei pargoli modello che dormono tutto il pomeriggio fino ai sei anni ed oltre, suscitando le invidie della categoria "supermamme disturbate durante il riposino". In fondo anche loro stesse faticavano a prendere sonno il pomeriggio, già dall'asilo, e si concedevano faticosamente a morfeo solo in previsione di stare sveglie fino a mezzanotte l'ultimo dell'anno. Ma ora no, vorrebbero poterlo fare, quando ne hanno occasione: sono le ingiustizie della vita... Se poi sentono il racconto di un prelato che pensa di rinunciare ad un prestigioso incarico perchè non gli verrebbe assicurata la possibilità del riposo pomeridiano allora si dicono proprio di aver sbagliato mestiere!

giovedì 19 luglio 2012

Due cose

Il parrucchiere logorroico e istrione: "Saliamo a 1700 metri con le bici, dalle otto arriviamo alle dieci. Col buio si guarda giù, l'aria limpida, tutta la vallata con le luci, si vede il mondo. E si capisce: guarda dove stiamo! E' questo il nostro mondo in cui viviamo!..."
Il libraio filosofico e calmo, raccontando di un libro: "E' la vicenda di una coppia che si prepara alla nascita del loro bambino, c'è tutta l'attesa, la speranza, è il loro sogno. Ma il parto non va bene e loro devono ritornare a casa e ripartire da loro soltanto. E' un libro potente perchè fa capire che tutto dipende da un attimo, e niente va sprecato..."
A volte le supermamme capiscono tutto per un lampo, e sanno allora che niente deve essere sprecato, e sentono che la felicità è poca cosa, magari a portata di mano. Bastano due cosette così, dette di passaggio, in casuali conversazioni, e c'è più energia per continuare.

lunedì 9 luglio 2012

Sbrogliare e scrivere (parentesi intimista –personalistica?)


Qualcuno fa fatica ad elencare la lista della spesa, è quasi fisicamente difficile che dal lapis esca qualcosa di sensato; poi ora, con sms e appunti veloci digitali, la scrittura assume altre nuove inesplorate forme.
Ma, lungi dal voler fare della sociologia senza elementi scientifici concreti e soprattutto senza preparazione, in più in tempi di sopraggiunta dislessia per l’elevato calore che gonfia e confonde le menti e rende dura la coordinazione pensiero-dita, alcune supermamme capiscono quanto sia importante e utile scrivere. Non solo bello, o difficile, o liberatorio, o esaltante... Utile.
Fin da quando tenevano un diario annotando che l’estate era per loro odiata se non nelle ore serali quando “la città rivive” e sperando di trovarlo conservato in un preistorico museo, fin da quando scrivevano temi socialmente battaglieri per la riapertura dell’area pedonale sotto casa, sin da quando facevano adolescenziali voli pindarici mettendo in connessione il loro platonicissimo amore con la pazzia di Orlando o la difficile esistenza di Pavese, fin da allora scrivere risultava utile.
Sembrerà strano a chi non ama questo genere di attività, ma per queste supermamme scrivere è mettere in ordine, cercare di capire, creare senso dentro di sé, dare un nome al mondo e agli avvenimenti, sfogo personale e collettivo, trasformazione del pensiero in concretezza, urgenza, necessità.
Quando non si capiscono, scrivono; quando hanno un dolore così forte da scoppiare, prima non ce la fanno, ma poi scrivono; quando la gioia le pervade scrivono; se vogliono fare il punto con sé, con gli amori, con le proprie creature, scrivono; se vogliono essere capite meglio, dosare le parole, scrivono; se vogliono sentirsi vive, scrivono; scrivono anche a Dio; a volte ai giornali, alle amiche, ai loro alunni, a chi non c’è più...
Scrivere per loro non è solo vergare le pagine, siano esse di carta o a cristalli liquidi o le ancor più virtuali pagine web in cui magicamente tutto si trova ovunque (e ancora non sanno bene bene come...); scrivere è sbrogliare la matassa, o perlomeno tentare di farlo. E si accorgono che questo spesso le fa stare bene. Almeno per un po’.