venerdì 20 dicembre 2013

Sottile crinale

Non si accorgono di superare quel sottile crinale se non un attimo dopo. Fino al secondo prima qualche avvisaglia, ma non consapevolezza.  E poi in un lampo capiscono.
Che prima li tenevano al caldo in braccio davanti alla finestra, indicando sull'albero il merlo infreddolito o il pettirosso con le piume gonfie; ora li guardano carichi di libri sfrecciare in bicicletta, nello stesso freddo inverno e con il merlo (lo stesso?) appollaiato sul ramo.
Che prima insegnavano loro ogni cosa, dai fondamentali della vita, alle teorie più sofisticate; ora li cercano per farsi spiegare chi è quel personaggio, per far funzionare un aggeggio, perché usano meglio il power point, per un consiglio sul trucco o il look ("no, mamma, così sembri troppo giovane/vecchia...").
Che prima li scarrozzavano in giro per il mondo con quel senso di responsabilità della mamma felina che li proteggeva da tutto e tutti; ora se li portano in giro per compagnia, per non viaggiare sole, per sentirsi loro stesse un po' protette.
Che prima dovevano correre come le elfe di Babbo Natale pensando ai mille intrecci di regali-persone- persone- regali, nascondendo in ogni anfratto della casa pacchetti, disponendo notturne campanelle che avvisassero intrusioni  nel rito dell'impacchettamento; ora hanno tanti aiutanti di Babbo Natale che corrono insieme a loro, consigliano, impacchettano.
Quando le supermamme capiscono ciò, ovvero di aver superato quell'impercettibile crinale, restano sconcertate, come se non stesse capitando a loro. Ma poi si guardano dall'esterno, con i loro figli accanto, possibilmente non in una fase di ribellione adolescenziale acuta; e si sentono rincuorate e riscaldate da quella nuova varietà di compagnia che c'era e non c'era. E che, sperano con tutto il cuore, ci sarà sempre, forse dopo aver superato altri sottili crinali.

lunedì 2 dicembre 2013

Ottimizzare

Una pratica assai diffusa tra le supermamme, un po' per necessità, un po' per attitudine, è quello di ottimizzare. Il tre per due l'hanno inventato loro: nel tempo in cui normalmente le persone normali fanno due cose, loro ne fanno minimo tre. Tralasciando i risvolti negativi riscontrabili in siffatte pratiche, ci si potrà concentrare su un esempio significativo: lavarsi i denti.
Mentre spazzolano energicamente denti e gengive prima di coricarsi esse non riescono a stare ferme e minimo minimo controllano lo status di sopracciglia cespugliose, ricrescita o fili bianchi, rughe incipienti. Altre volte si aggirano per il bagno (non è forse da cambiare il rotolo della cart'igienica? non sono forse ancora sparse le mutande dei loro adorati conviventi?); o, se il lavaggio si protrae, addirittura per la casa (spostano oggetti riposizionandoli nella sede esatta, cercano sotto il lavello l'anticalcare per il portaspazzolini, annotano sul post it, con la mano sinistra, quella cosa che sta per scappare di mente).
Ma altre volte, prese da un raptus di gioventù e allegria, si guardano a fare le facce buffe, si sorridono come matte, ballano sculettando cantando mentalmente una canzone rockeggiante.
Come quando da bambine, ignare le loro madri, approfittavano di quel lavarsi i denti per fare le circensi in equilibrio sul bordo della vasca, parlarsi allo specchio fingendosi dive, sorridere e canticchiare come a sanremo con lo spazzolino a mo' di microfono.
E qualche sera, con quella faccetta buffa e i capelli tirati indietro dalla fascia, non si vedono poi così lontane da quella bambine della foto, con i calzettoni, la gonnellina e l'orsetto in posa con loro.
E si chiedono quando abbiano smesso di saltellare, sorridere allo specchio e stare in equilibrio sul bordo della vasca. E soprattutto perché.