venerdì 22 maggio 2015

A cosa pensavi?

Stirando la tovaglia bordata all'uncinetto e lasciata loro in eredità dalla nonnina, si fermani a pensare a quante tovaglie quelle mani esperte abbiano bordato, e tovaglioli, e coperte e vestiti e tappeti...
Pensano alla perfezione di quei gesti e alla perfezione dei risultati prodotti, a mani, giorno dopo giorno, in una lunga vita del Novecento che sembra così lontana da questi tempi nuovi e incerti.
Si chiedono a cosa pensasse la loro nonna mentre ricamava, cuciva, sferruzzava, tagliava; quali segreti e speranze e dubbi erano nel suo cuore.
Della vita da nonna hanno già un'immagine - lo loro di nipoti bambine e ragazze, fatta di tanti racconti e racconti e ricordi e risate.
Ma della vita di donna in fondo che ne sanno? Di certo quel lavoro quotidiano e prezioso era un alleato per essere più felici, per avere soddisfazione, per produrre qualcosa di bello, utile e nuovo per sè e gli altri. Di certo quel lavoro era un antidoto allo stress alla noia, alla solitudine forse, a quello da cui le mamme moderne sono spesso assalite e invase.
Ma a cosa pensava mentre pazientemente tesseva un punto dopo l'altro nei giorni della sua vita così ricca di gioe e di altrettanti laceranti dolori? Era davvero felice?
 Le ansie e le preoccupazioni erano le stesse di tutte le donne del mondo e di tutti i tempi? Che rospi bisognava mandare giù allora? Avrebbe voluto qualcosa di diverso per sè o andava bene così?

Oggi, mentre stiravano gli angoli bordati di pizzo bianco della tivaglia a quadri della nonna, le supermamme stavano per prendere il telefono e chiamare per chiederglielo: a cosa pensavi, nonna?

Sarebbe bello, ora, sapere cosa avrebbe risposto.

martedì 19 maggio 2015

Resoconto

Se per caso viene fatta loro una sorpresa, una super sorpresa, e il giorno del loro -esimo compleanno scoprono che l'indomani partiranno per 24 ore di week end a due, il loro cuore esulta grato.
Non ne sono più abituate e il loro cuore così, non solo esulta grato, ma si riempie di inutili dubbi, preoccupazioni dell'ultimo minuto, pensieri di quelli fastidiosi che la notte sembrano avere quella consistenza densa e pestifera che solo i pensieri di notte hanno.
Magari, se sono davvero brave, riescono anche a farsi venire il mal di testa delle grandi occasioni, ovvero quello che rovina ad hoc tutte le grandi occasioni.

Ma poi - servirà poi qualcosa questa fantomatica maturità degli anta, motivo stesso del festeggiamento!- decidono di cambiare rotta. Non nel senso che vogliono cambiare la destinazione scelta dall'amorevole partner (se ci si crede durante la notte la loro perversione di pensieri era arrivata a partorire anche questa ipotesi giudicando la distanza esagerata rispetto al numero di ore a disposizione!); ma nel senso che cambiano rotta interiore e decidono di partire e godersela e basta questa inaspettata parentesi verso "non so che".
Così, se vogliono fare un resoconto, il loro viaggetto è definibile come una sorta di meditazione zen.
Avrebbero potuto preoccuparsi di vedere tutto quello che c'era nei dintorni senza farsi scappare nessun paesino o stradina. O di assaporare tutte le leccornie che le vetrine esponevano. O di dovere bere necessariamente del vino rosso, sennò che immagine di donna darebbero a bere acqua in Toscana! O avrebbero potuto dare corda a quella impertinente vocina, sottile ma costante, che ricordava ad ogni istante che nel loro albergo il telefono non prendeva quasi per niente, e "se ci fosse un'emergenza?"
Invece è bastato affacciarsi dal terrazzo sulla valle e scorgere a perdita d'occhio tutto quel verde velluto, quelle dolci colline coperte di cereali mutevoli a ogni cambio di vento, quella distesa pastosa e un po' sfumata della Val d'Orcia, per capire che volevano essere lì e basta. Per quei momenti distanti da casa prendersi solo del tempo, e mettere una pausa. E rigenerarsi come riuscivano.
Così i discorsi e i progetti in libertà nelle ore d'auto, i silenzi lasciati essere silenzi, il cibo ottimo e quello più normale, le rondini sotto il tetto della loro finestra, una ampia e luminosa chiesa romanica la domenica mattina, la perfezione del saggio e antico intervento dell'uomo sulla natura, le ha riconciliate per un po' con l'esistenza. Hanno spaccato quella colonna trasparente e rigida che a volte hanno addosso per sopravvivere alle intemperie della quotidianità e si sono sciolte un poco in quel che di bello veniva.
La meditazione zen, pensano,  è riuscita, e sperano dia un'indicazione per il futuro.

Che poi le figlie a casa fossero in ogni loro pensiero, nella voglia di condividere, e di ringraziare per aver organizzato la sorpresa con il babbo, questo è un altro capitolo. Ma non ha reso meno belle quelle ore, anzi le ha arricchite di senso e profondità.